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Lucca, ecco l'ex Manifattura sud secondo l’idea Polimea

di Gianni Parrini
Lucca, ecco l'ex Manifattura sud secondo l’idea Polimea

Dal 21 settembre la proposta sarà online in vista del consiglio. Rapaccini: «Se non interessa alla città, liquideremo la società»

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LUCCA. Finora il progetto era stato raccontato solo attraverso numeri, funzioni e nomi dei soggetti coinvolti. Il 19 settembre Il Tirreno è in grado di mostrare per la prima volta quale volto avrebbe dovuto assumere la Manifattura Sud secondo Polimea, anticipando i rendering elaborati da Lombardini22, uno dei maggiori studi italiani di architettura. Le immagini fanno parte della proposta tecnica e gestionale presentata al Comune, che Polimea renderà integralmente pubblica sul proprio sito dalla mezzanotte tra domenica 20 e lunedì 21 settembre. La pubblicazione precede il consiglio comunale aperto sulla Manifattura, convocato per il 30 settembre alle 15 a Palazzo Santini. Da lunedì le trenta pagine della proposta, compresi i prerequisiti che hanno portato il Comune a dichiarare inammissibile l’offerta, saranno consultabili su www.polimea.it.

«Il nostro obiettivo non è vendere qualcosa a qualcuno – spiega l’amministratore unico Andrea Rapaccini –. Vogliamo essere solo trasparenti verso la città, per evitare che si discuta di un progetto fantasma che nessuno conosce». La pubblicazione, dunque, non equivale a un rilancio incondizionato. Dopo quattro anni di lavoro e la chiusura della procedura per la concessione, Polimea considera conclusa la propria esperienza. A meno che dalla città e dall’amministrazione non arrivi rapidamente un segnale contrario. «La nostra postura è molto semplice: liquidare la società e chiudere il patto – afferma Rapaccini –. A meno che un progetto come quello proposto da Polimea, strutturalmente bipartisan, interessi veramente ai cittadini e all’amministrazione. In quel caso ci aspettiamo un’indicazione esplicita e a breve dalla città e dal Comune».

Il progetto interessa circa 14mila metri quadrati della Manifattura Sud, divisi fra ospitalità, formazione, produzione culturale, ristorazione e servizi. La superficie destinata alle attività scende però a circa 10.650 metri quadrati, perché 3.225 sono occupati da scale, disimpegni, locali tecnici e magazzini. L’ospitalità copre 3.760 metri quadrati: 2.756 per uno studentato gestito da Polimea e 1.004 per un ostello, per il quale era stato individuato Ostello Bello.

Alla formazione sono riservati 2.889 metri quadrati. Il progetto coinvolge il conservatorio Boccherini con un programma dedicato alla pop music, l’Accademia di Belle Arti per fumetto e animazione, la Scuola Imt con un master in economia dello spettacolo, Jam Academy, Nove Muse, Fondazione Maimeri e Harmonic Innovation Group. Altri 1.874 metri quadrati sono destinati a cultura e creatività: un auditorium-cinema da 510 metri, gli spazi per la produzione artistica di Nove Muse ed Ems, la formazione cinematografica con Sago-Cinema Gialdini, una radio-tv di Mpl Communication, il coworking di Multiverso e gli ambienti multifunzionali di Polimea. Soecoforma avrebbe curato welfare, inclusione sociale e inserimento lavorativo. Prevista anche una palestra da 200 metri quadrati.

La componente commerciale ruota intorno ai 1.821 metri quadrati per ristorazione e food court, affidati al progetto di Ristogest, con locali affacciati sulla corte, dehors e la possibilità di ricavare un rooftop per attività temporanee. Le tavole trasformano la corte in una piazza pubblica attrezzata di 3.458 metri quadrati, con alberi, sedute, coperture leggere e specchi d’acqua. I rendering ipotizzano inoltre lo spostamento del terminal degli autobus, la revisione della viabilità di piazzale Verdi, una zona di fermata breve e un collegamento più forte con il parcheggio Carducci.

Resta il capitolo economico. Polimea ha stimato un fabbisogno di 27,5 milioni, considerando anche un 10% per gli imprevisti: 26 per gli investimenti e 1,5 per l’avvio. Nove milioni sarebbero arrivati attraverso Italia Economia Sociale, di cui circa 1,8 a fondo perduto; 1,5 milioni dal Conto termico, tre dal Credito sportivo e culturale e 14 da investitori istituzionali, in particolare fondi pensione, mediante una cartolarizzazione immobiliare. Un’architettura finanziaria destinata a restare sulla carta se dal confronto pubblico non emergerà la volontà di riaprire a questa prospettiva. l


 

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