In aggiornamento
Manifattura a Lucca, il sindaco dopo il flop della procedura per la concessione: «Mi prendo io la responsabilità ma non siamo all’anno zero»
Mario Pardini respinge l’idea che il Comune sia tornato al punto di partenza: «La vocazione socioculturale resta valida, ma non deve diventare un dogma. Occorre sostenibilità»
LUCCA. «La responsabilità me la assumo io». Mario Pardini parte da qui, dall’esito negativo della procedura per la Manifattura Sud. Non si nasconde, ma respinge l’idea che il Comune sia tornato al punto di partenza. «Non siamo all’anno zero», sottolinea: la gara, pur conclusa con l’inammissibilità dell’unica offerta, ha consentito all’amministrazione di misurare concretamente le difficoltà dell’operazione e ha insegnato delle cose. Ad esempio, che un progetto può essere bellissimo, ma se non è economicamente sostenibile rimane soltanto sulla carta perché non attira investitori. Ora si apre una fase nuova, nella quale dovrà essere individuato lo strumento amministrativo più adatto, tenendo conto anche delle modifiche normative attese a settembre sul fronte delle concessioni e dei partenariati. Il dialogo con Polimea non è chiuso, perché la sua proposta non è mai stata valutata nel merito, ma il ragionamento dovrà allargarsi sia ad altri interlocutori sia ad altre funzioni da insediare nel complesso per rendere l’operazione più appetibile. Pardini non lo dice, ma al Tirreno risulta che fossero tre i soggetti che avevano visitato la Manifattura. L’amministrazione si attendeva altrettante offerte; alla fine, però, soltanto Polimea ha presentato la propria candidatura. Si proverà, dunque, a capire se quegli interessamenti possano essere recuperati all’interno di un percorso diverso, senza abbandonare la vocazione socioculturale e formativa, ma senza trasformarla in un dogma incompatibile con la sostenibilità economica. Sullo sfondo resta una domanda che – curiosamente – Pardini formula riprendendo le parole usate dal ceo di Sofidel Luigi Lazzareschi: quale Lucca immaginiamo per i prossimi dieci o vent’anni e quale ruolo dovrà avere, in quella città, la Manifattura? Procediamo con ordine.
Sindaco, partiamo dal fallimento della concessione per la Manifattura Sud. Polimea sostiene che la procedura scelta non fosse adatta al progetto e di aver quindi dovuto inserire alcune condizioni, poi risultate decisive per l’esclusione. Com’è possibile arrivare a questo esito dopo un iter durato tre anni e preceduto anche da un’indagine di mercato? L’impressione è che dopo quella fase sia mancato il confronto con i soggetti che avevano manifestato interesse.
«L’esito della procedura non può lasciarci soddisfatti, ma questa gara era un passaggio necessario. Se non l’avessimo fatta, oggi ci avrebbero giustamente contestato di non aver mai verificato se quella strada fosse realmente percorribile. L’indagine di mercato era esplorativa; con il bando siamo passati dalle ipotesi ad una verifica concreta, con condizioni precise e impegni economici veri. Quel tipo di procedura resta uno strumento valido e continueremo a utilizzarlo per altre operazioni. La Manifattura Sud, però, ha caratteristiche particolari: dimensioni dell’intervento, vincoli, investimenti necessari e tempi di ritorno economico hanno evidentemente ristretto molto il perimetro di chi era interessato a presentare una proposta. Quanto al confronto con i soggetti interessati, bisogna anche ricordare che, una volta avviata una procedura ad evidenza pubblica, il rapporto con i singoli operatori incontra necessariamente dei limiti: l’amministrazione deve garantire trasparenza, parità di trattamento e le stesse regole per tutti. L’esito, con una sola proposta poi risultata inammissibile, è comunque molto chiaro e dobbiamo avere l’intelligenza politica di prenderne atto. Ho letto anche che qualcuno dell’opposizione mi accusa di essere rimasto in silenzio e chiede chi si assume la responsabilità. Ho preferito parlare quando c’erano tutti gli elementi per farlo seriamente. E sulla responsabilità la risposta è molto semplice: me la assumo io. Trovo singolare questa continua ricerca di qualcuno su cui scaricare una presunta colpa. Un sindaco non cerca capri espiatori e non distribuisce sui collaboratori le responsabilità politiche quando qualcosa non va come auspicato. Le responsabilità si assumono, non si scaricano. Adesso dobbiamo guardare avanti. Non siamo all’anno zero: sappiamo più cose di prima e dobbiamo utilizzare questa esperienza».
La vocazione socioculturale e formativa indicata dal Comune resta valida, nonostante abbia suscitato l’interesse della sola Polimea, oppure intendete cambiare scenario?
«Ho sempre sostenuto pubblicamente che una vocazione socioculturale e formativa sia molto adatta alla Manifattura e continuo a pensarlo. Ma non può diventare un dogma che impedisca a un progetto di stare economicamente in piedi. Per questo avevamo già previsto funzioni complementari commerciali, direzionali e turistico-ricettive. E ricordo un dato importante: il bando non imponeva un progetto esclusivamente culturale o formativo, ma lasciava spazio a una combinazione molto più ampia di funzioni. Nonostante ciò, l’unica proposta pervenuta è stata quella di Polimea. Anche questo è un elemento che oggi dobbiamo tenere in considerazione».
Prenderete in esame la proposta di un partenariato speciale pubblico-privato rilanciata da Polimea o ritenete definitivamente chiuso il confronto?
«Il partenariato speciale pubblico-privato è uno strumento previsto dall’ordinamento, ma ancora molto poco utilizzato e, per quanto mi risulta, senza esperienze in Toscana comparabili per dimensione e complessità. Non lo escludo, ma siamo ancora in una fase in cui va studiato e verificato con grande attenzione, senza dare per scontato che sia necessariamente lo strumento giusto per la Manifattura. Non considero affatto chiuso il confronto con Polimea, così come siamo aperti ad ogni interlocutore serio che voglia farsi avanti. La loro proposta non è stata bocciata nel merito: non si è arrivati alla valutazione del progetto e dell’offerta economica. Sarebbe quindi sbagliato comportarsi oggi come se quel progetto fosse stato giudicato negativamente».
Se cambierete indirizzo, quali alternative state valutando per la Manifattura Sud, tenendo conto delle destinazioni consentite e dei vincoli che gravano sul complesso?
«Ad oggi non c’è alcuna decisione di cambiare indirizzo. La vocazione socioculturale e formativa resta una direzione che considero adatta alla Manifattura e l’esito della procedura non ci dà elementi per sostenere il contrario, proprio perché l’unica proposta arrivata non è stata bocciata nel merito. Allo stesso tempo, però, il fatto che l’unica proposta presentata andasse in quella direzione non significa che quella debba diventare necessariamente l’unica strada possibile. Non voglio né cambiare tutto per reazione all’esito della gara, né trasformare una scelta di indirizzo in un vincolo assoluto. La Manifattura è troppo importante per affrontarla con schemi rigidi. Quelle funzioni restano valide, ma siamo disponibili a valutare anche soluzioni diverse o integrate, purché compatibili con i vincoli, sostenibili economicamente e nell’interesse della città».
Nel dibattito sviluppatosi in questi giorni, alcuni propongono nuovi parcheggi; altri ritengono necessario introdurre destinazioni più remunerative – ad esempio quella alberghiera –, per rendere l’investimento più appetibile. Sono ipotesi concretamente percorribili, considerate le destinazioni previste e i vincoli esistenti?
«La funzione turistico-ricettiva non è un’ipotesi astratta, perché è già fra quelle ammesse e quindi può certamente contribuire alla sostenibilità economica di un progetto complessivo. Anche il tema dei parcheggi (sollevato da Luigi Lazzareschi, ndr) è serio. Qualunque funzione si scelga per la Manifattura deve essere accompagnata da una riflessione sull’accessibilità e sul rapporto con il centro storico, naturalmente tenendo conto dei vincoli esistenti. Ma credo che il ragionamento debba essere più ampio: prima di decidere semplicemente cosa mettere dentro un edificio, dobbiamo chiederci quale ruolo vogliamo assegnare alla Manifattura nella Lucca dei prossimi dieci o vent’anni. È questa la visione che abbiamo sempre cercato di portare avanti, con una consapevolezza però fondamentale: un progetto può essere bellissimo, ma se non è economicamente sostenibile rimane soltanto sulla carta. Aggiungo che mi fa piacere vedere quanto dibattito si sia sviluppato in città in questi giorni. Sono intervenuti amministratori, professionisti, associazioni e anche imprenditori di grande rilievo. Quando persone che hanno investito, creato lavoro e contribuito allo sviluppo di Lucca decidono di entrare pubblicamente nel confronto su un tema così importante, credo sia un fatto positivo. È positivo che la città discuta e proponga. Il confronto è fondamentale, ma poi la democrazia rappresentativa assegna a chi amministra anche la responsabilità di decidere e trasformare le idee in scelte concrete».
Dopo l’esito della procedura, la delega alla Manifattura resterà a Elvio Cecchini oppure sarà affidata a un esponente della maggioranza?
«Quando Elvio Cecchini ha lasciato la maggioranza, ho ritenuto corretto consentirgli di portare a conclusione un percorso amministrativo che aveva seguito direttamente e che era ormai arrivato alla fase della gara. Non avrebbe avuto senso interromperlo per una valutazione esclusivamente politica. Quella procedura oggi si è conclusa e quindi valuteremo i passi successivi. In ogni caso considero l’esperienza e le competenze di Cecchini un valore aggiunto. Non ho mai pensato che per contribuire alla città si debba necessariamente avere una tessera o appartenere a una maggioranza. Cerco persone competenti e capaci di dare un contributo. È stato il mio metodo fino ad oggi e continuerà ad esserlo».
Veniamo alla “stecca”, venduta ai privati nel 2021: ci sono novità sull’identità dei soggetti che stanno dietro all’operazione e, soprattutto, sui progetti previsti per quei circa 6mila metri quadrati? Avete avuto contatti recenti, visto anche il cambio di quote della Good City?
«Abbiamo sempre mantenuto un’interlocuzione con i professionisti che rappresentano la proprietà. Per quanto riguarda gli assetti societari, io credo che un sindaco debba attenersi agli elementi ufficiali e non alle indiscrezioni. Quello che ci interessa soprattutto è capire quale progetto la proprietà intenderà concretamente presentare. Quando ci sarà una proposta definita entreremo naturalmente nel merito. Credo però che, pur essendo ormai comparti con proprietà diverse, sia interesse di tutti evitare che parti contigue di un complesso così importante procedano in direzioni completamente scollegate. Proprietà diverse non devono significare assenza di una visione complessiva della Manifattura».
C’è chi propone di riunire nella Manifattura gli uffici del Comune (ed eventualmente quelli di altri enti pubblici come questura o tribunale): una soluzione già parzialmente prevista per la parte Nord. Il fallimento della procedura di concessione può spingere il Comune a riprendere in mano l’intero complesso attraverso un progetto unitario?
«Abbiamo sempre ritenuto che la Manifattura possa ospitare anche funzioni pubbliche e alcuni uffici, rendendoli più accessibili e concentrando servizi oggi distribuiti in sedi diverse. Ma non credo che la risposta possa essere quella di destinarla prevalentemente a questo. La Manifattura deve diventare un pezzo vivo di città, vissuto durante tutta la giornata e possibilmente anche la sera: con servizi, cultura, attività economiche, formazione, spazi pubblici e funzioni capaci di attrarre persone diverse. Se la riempiamo esclusivamente di uffici che a fine giornata si svuotano, rischiamo di risolvere un problema logistico senza affrontare davvero quello della valorizzazione. La sfida politica è quindi più ambiziosa: far dialogare Manifattura Nord, Sud e parte privata all’interno di una stessa idea di città, pur sapendo che oggi hanno proprietà e percorsi differenti».
A che punto sono i lavori nella parte Nord, destinata a ospitare anche il museo del fumetto?
«Non tutta la Manifattura è ferma. Sulla parte Nord stiamo investendo concretamente: i lavori sulla palazzina Shed non si sono mai interrotti, in autunno ripartiranno quelli dell’ala del chiostro destinata all’Expo Comics e nel bilancio 2026 abbiamo previsto complessivamente 17 milioni di euro».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
