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Lucca

Truffa

A11, il trucco del biglietto rovinato per pagare un pedaggio ridotto: imprenditore denunciato, almeno 65 i passaggi sospetti

di Pietro Barghigiani

	Una barriera per il pedaggio autostradale (foto d’archivio)
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Una barriera per il pedaggio autostradale (foto d’archivio)

Lucca, al 70enne di Prato viene contestato di aver pagato somme inferiori al dovuto dopo aver comunicato una distanza inferiore rispetto a quella percorsa sull’autostrada

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CAPANNORI. Non ha negato di essere lui il conducente dell’auto di grossa cilindrata “schedata” ad ogni passaggio dall’uscita del casello di Capannori in un arco temporale misurato tra metà novembre e metà dicembre dello scorso anno.

Un transito che avveniva con una modalità di pagamento del tutto particolare e che alla lunga non poteva durare. E che alla fine lo ha messo nei guai.

L’automobilista, imprenditore, 70enne di Prato, mostrava al casellante un biglietto stropicciato sostenendo di essere entrato sull’A11 da un casello vicino, nell’area di Lucca. In quel modo l’operatore della Società Autostrade faceva pagare un pedaggio calcolato sulla parola. E la buona fede, molto presunta, dell’utente autostradale che dichiarava il falso.

Quella concessione di credito nel tempo ha cozzato con l’attività di controllo telematico esistente lungo la rete. Dalla Società Autostrade si sono accorti che l’imprenditore entrava da caselli molti distanti rispetto a quanto dichiarato, spesso da Pisa Nord nel Comune di Vecchiano. Hanno messo insieme tracciati e documenti e hanno presentato una querela che ora è diventata un avviso di chiusura delle indagini per il reato di truffa continuata firmato dal procuratore capo facente funzioni, Lucia Rugani.

Il “giochino” del biglietto raffazzonato o smagnetizzato, come scusa per celare il reale ingresso in A11, sarebbe stato ripetuto per 65 volte.

Quando il 70enne è stato convocato a Prato dalle forze dell’ordine per notificargli la querela, non ha cercato di eludere le contestazioni. «Sì, l’auto è la mia e sono io quello che la guida» ha risposto al poliziotto che nel metterlo a conoscenza della denuncia lo ha invitato a nominare un legale ed eleggere un domicilio a cui inviare le future notifiche del procedimento penale.

Quello che l’indagato, se lo riterrà, potrà chiarire è il motivo per cui da imprenditore con un’auto del valore di decine di migliaia di euro, ricorresse a una pratica di piccolo cabotaggio per risparmiare qualche euro di pedaggio.

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