Banche, a Lucca credito in frenata ma i depositi restano alti
La fotografia dell’economia lucchese nei dati di Banca d’Italia. Le imprese non investono, crescono i finanziamenti al turismo
LUCCA. Meno credito alle imprese, soprattutto alle più piccole, più finanziamenti alle famiglie (e non è detto che sia un bene) e un’economia locale che continua a reggersi sempre di più su turismo e servizi. È la fotografia che emerge dai dati sul credito bancario del 2025 di Banca d’Italia. Per farsi aiutare a leggere questi numeri Il Tirreno si è rivolto a Giuliano Dini, ex direttore della filiale lucchese della Banca d’Italia, oggi in pensione ma ancora attento osservatore dell’economia del territorio. La sua lettura conferma una tendenza già visibile negli ultimi anni: la struttura produttiva lucchese regge, ma mostra segnali di rallentamento e trasformazione. Nel complesso la provincia mantiene un ruolo importante nel sistema regionale: i depositi bancari ammontano a oltre 12 miliardi di euro (in crescita del 3,3%), una cifra che pone Lucca al secondo posto in Toscana, dietro solo a Firenze. Ma dentro questi numeri complessivi si nascondono dinamiche diverse tra imprese e famiglie.
Meno soldi alle imprese
Il dato più evidente riguarda il calo dei finanziamenti alle attività produttive. Nel 2025 i prestiti a imprese e micro imprese (meno di 5 addetti) scendono del 2,41%, con una contrazione particolarmente forte per le realtà più piccole. A soffrire di più sono le microimprese e l’artigianato: le attività sotto i cinque addetti registrano una flessione del 6,71% e quelle sotto i 20 addetti dell’8,36%. Anche l’industria e il manifatturiero segnano un arretramento significativo: i finanziamenti calano del 12,01%, il peggior risultato tra le province toscane. Secondo Dini il segnale è chiaro: «Anche le imprese sopra i venti addetti hanno avuto una diminuzione dei finanziamenti, e questo è un dato non positivo». Alla base di questo andamento c’è soprattutto la debolezza degli investimenti. «Gli imprenditori hanno avuto un atteggiamento prudente – spiega l’ex direttore di Bankitalia –. Gli investimenti sono soltanto di rinnovo e di manutenzione degli impianti, spesso fatti con risorse proprie. Questo vuol dire che la liquidità delle imprese sta diminuendo».
Turismo in crescita
Se l’industria rallenta, a sostenere il credito è invece il settore dei servizi. I finanziamenti a questo comparto – che comprende turismo, servizi alle imprese e alle persone – raggiungono 3,2 miliardi di euro, con una crescita del 2,89%. È uno dei pochi ambiti in espansione e rappresenta oltre il 14% del credito regionale destinato ai servizi. Un dato che conferma il peso crescente del turismo nell’economia locale. «Dobbiamo riconoscere che il turismo e tutte le attività collegate sono in crescita – segno che nel corso di questi anni è stato fatto un buon lavoro sul settore», osserva Dini che però invita a non affidarsi troppo a un solo motore economico. «Uno sviluppo basato soltanto sul turismo è rischioso: basta una crisi internazionale o un blocco dei flussi, per non parlare di quello che è successo durante la pandemia, e il sistema si ferma».
Indebitamento famiglie
Accanto al calo del credito alle imprese cresce invece l’indebitamento delle famiglie. I prestiti alle famiglie consumatrici raggiungono 4,276 miliardi di euro, con un aumento del 3,83% su base annua. Una parte importante riguarda i mutui per l’acquisto della casa, ma anche il credito al consumo. Un fenomeno che può avere più letture. L’aumento, infatti, può essere legato anche alle difficoltà reddituali. E se una famiglia comincia a chiedere finanziamenti per tirare avanti, è un brutto segno. «Il dato va letto insieme alla dinamica del risparmio – spiega Dini – i depositi delle famiglie a Lucca sono sempre stati consistenti mentre ora crescono molto poco rispetto al passato». Nel 2025, infatti, sono aumentati appena dello 0,71%, mentre quelli delle imprese sono diminuiti dell’1,92%. Il risultato è una fotografia economica fatta di contrasti: un territorio che resta complessivamente solido ma dove emergono segnali di rallentamento e trasformazione del sistema produttivo.
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