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Porcari, scritte per Xhesika, il sindaco: «Il dolore c’è, ma non giustifica»
Le mura del Cavanis imbrattate dagli amici della ragazza deceduta
PORCARI. Il dolore, quando arriva così, non chiede permesso. Travolge, confonde, spinge a gesti istintivi. Da comprendere più che da giudicare. Ma poi bisogna ripartire e assumersi le proprie responsabilità. È da qui che nasce la presa di posizione del sindaco di Porcari, Leonardo Fornaciari, dopo le scritte comparse al complesso Cavanis in ricordo di Xhesika Kola, la ragazza di 15 anni sterminata insieme alla sua famiglia dal monossido di carbonio, nella sua casa di Rughi, all’inizio di febbraio.
Fornaciari sceglie di intervenire a distanza di qualche giorno. Lo spiega subito: «Ho voluto attendere qualche giorno prima di intervenire pubblicamente: i fatti erano chiari, ma non volevo che questo tema si sovrapponesse al doveroso silenzio e al rispetto per la dolorosa vicenda della famiglia Kola». Poi entra nel merito: «Mi riferisco alle numerose scritte apparse il 5 febbraio al complesso Cavanis».
Il messaggio è rivolto direttamente agli studenti. E parte dal riconoscimento della sofferenza per quanto accaduto: «Capisco il vostro dolore. La perdita improvvisa di una vostra amica e della sua famiglia è qualcosa che lacera il cuore e lascia senza parole». Ma subito dopo arriva il confine, tracciato senza ambiguità: «Ma sia chiaro che comprendere non significa giustificare».
Parole misurate, ma nette. «Quel gesto purtroppo non aiuta nessuno – scrive il sindaco – e soprattutto non rende giustizia al ricordo della vostra amica Xhesika, che amava la poesia e la bellezza delle cose. Il dolore deve e può esprimersi ma non può e non deve trasformarsi in un danno alla comunità. Sono certo che anche voi siete d'accordo».
C’è spazio anche per l’assunzione di responsabilità, indicata come passaggio obbligato: «Care ragazze e ragazzi, adesso è tempo di rimediare. Di sistemare, di prendersi la responsabilità dei gesti che avete fatto nei giorni scorsi. Ho apprezzato che già due genitori si siano fatti avanti spontaneamente per riparare il danno: è il primo passo giusto». E invita gli studenti a parlarne in famiglia: «È importante». Il sindaco chiude con uno sguardo in avanti, senza retorica: «Dopo il momento del dolore si riparte. E ripartire significa anche assumersi le proprie responsabilità».
Un intervento che non è passato inosservato. Sotto al post, in tanti hanno commentato con apprezzamento, ringraziando il sindaco per il tono equilibrato e per aver saputo tenere insieme rispetto per una tragedia che ha colpito tutti e richiamo alle regole della convivenza. Perché il dolore resta, ma non può diventare un alibi.
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