Gioco
Alessio Di Tommaso, il fiorettista lucchese che sogna una medaglia in Coppa del mondo: «Ho cominciato grazie a mio fratello»
Il campione di scherma di scena a Torino il 5 febbraio: «Se indosso l’azzurro devo tutto al maestro Alessandro Puccini, oro olimpico nel 1996 ai giochi di Atlanta»
LUCCA. La palestra di scherma, quando era piccolo, Alessio era abituato a vederla da fuori. La viveva sì, ma da accompagnatore, portando insieme ai suoi genitori il fratello agli allenamenti. Poi, alla vista di quelle divise così particolari, qualcosa lo incuriosì. E forse, spinto anche dall’amore per Zorro (il personaggio immaginario creato nel 1919 da Johnston McCulley) che con la sua spada cercava di disarmare l’avversario tra salti e capriole, capì di volerci provare anche lui. E chissà cosa sarebbe successo se quel fratello, Riccardo, non avesse mai iniziato a praticare quello sport. Forse Alessio avrebbe oggi una vita diversa, lontana dalla pedana, dalle gare e dagli allenamenti che gli hanno regalato soddisfazioni e compagni da sfidare con lo sguardo e affiancare con affetto.
Alessio Di Tommaso, classe 2001, nasce a Lucca il 23 settembre. A sei anni inizia un percorso che lo porterà a trasformare quella che era una semplice passione nel proprio lavoro e nella propria quotidianità. Tra qualche giorno, il 5 febbraio, gareggerà a Torino, tra gli assoluti, nella Coppa del Mondo di scherma. E prima di iniziare a preparare le valigie, ci racconta un po’ della sua storia.
L’incontro decisivo
«La prima volta che ho messo piede in una palestra di scherma per fare fioretto avevo sei anni. Era nella palestra Oreste Puliti, alla Santissima Annunziata. Ed è lì che ho conosciuto il mio maestro, Alessandro Puccini, campione olimpico ai Giochi di Atlanta 1996». A distanza di diciotto anni, quel maestro per Alessio è ancora lo stesso, nonostante i luoghi di allenamento siano cambiati, prima Pisa e poi Firenze. A 10 anni, per il fiorettista lucchese arrivano le prime gare under 14: vittoria nella prima competizione regionale e medaglia di bronzo in quella nazionale. È qui che nasce un sogno, quello di diventare campione. Nel 2016 arriva una delle tappe più importanti della sua carriera. «Mi qualificai per gli Europei e per i Mondiali. Ai Mondiali, in Bulgaria, arrivai terzo e la soddisfazione fu impagabile. Tutti i sacrifici fatti fino a quel momento, insieme a quelli dei miei genitori, che mi accompagnavano cinque giorni a settimana a Pisa per gli allenamenti, vennero ripagati».
Il fascino della divisa
Quel risultato è ancora oggi tra i momenti di cui Alessio va più orgoglioso. Accanto a esso, la vittoria al campionato italiano a squadre nel 2020 con il Centro Sportivo Carabinieri. Di Tommaso fa anche parte dell’Arma dal 2018: «La divisa del carabiniere mi affascinava sin da piccolo e anche il mio maestro aveva vinto le Olimpiadi appartenendo allo stesso gruppo. Entrare lì mi ha permesso di dedicarmi completamente allo sport, affrontandolo con una mentalità diversa». Quel successo a squadre è stato poi confermato negli anni successivi, insieme a risultati importanti anche nelle gare individuali. Nel 2018 è tornato agli Europei, in Russia, conquistando un altro terzo posto. Un risultato condizionato da un infortunio che lo ha costretto al ritiro in vista dei Mondiali successivi. Di quella gara resta però un’immagine significativa: Alessio che abbraccia il suo avversario Filippo Macchi dopo essersi procurato uno stiramento. «La scherma è un’arte perché insegna valori importanti, come il rispetto per l’avversario, che spesso fuori dalla pedana è un grande amico».
I funghi e l’orto
Perché nella scherma, prima ancora della prestanza fisica, conta la mente. Edoardo Mangiarotti diceva che “ogni assalto è come una partita di scacchi giocata alla velocità della luce”, e Di Tommaso concorda: «Puoi avere una tattica, ma poi devi agire sul momento, in una frazione di secondo». La componente mentale è fondamentale, soprattutto quando non va come vorresti: «Il livello di competizione in Italia è molto alto, bisogna evitare sbandate, perché è facile essere sostituiti». Quando il fioretto non è tra le mani, Alessio è un ragazzo di 24 anni che ama quelle che definisce “le attività più reali”: andare a fare funghi o curare l’orto dietro casa della nonna. «Sono abituato a stare in mezzo alla gente e, quando posso, mi piace ritagliarmi del tempo per fare cose più semplici e pragmatiche». Non resta che fare un grande in bocca al lupo a questo fiorettista lucchese che è pronto a mettercela tutta. E Lucca fa il tifo per lui.
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