Gioco
Lucca, dalle telefonate per gli incidenti ai controlli: mai fidarsi di chi chiede soldi o vuole entrare in casa
I consigli del capo delle volanti della questura per evitare le truffe
LUCCA. “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”. Ricordate questo proverbio? Mai come oggi risulta attuale, soprattutto di fronte al crescente numero di truffatori nella nostra provincia, sempre più abili nel cercare nuove vittime. E a farne le spese sono spesso gli anziani, considerati prede facili per la loro maggiore vulnerabilità.
È fondamentale dubitare di chiunque si presenti al portone di casa o chiami al telefono chiedendo denaro, spacciandosi per un familiare, un medico o persino un membro delle forze dell’ordine. Nessuno può chiedere soldi in questo modo, e chi lo fa probabilmente sta cercando di truffarvi.
Ad approfondire il tema e fornire utili consigli su come prevenire queste truffe è stato il dirigente delle volanti, commissario Roberto Femia, che ieri ha incontrato i cittadini all’oratorio di Sant’Anna durante un incontro organizzato dalla polizia. Al suo fianco il questore Edgardo Giobbi.
La parte più sconvolgente dell’incontro è stata rendersi conto di quanto il fenomeno sia diffuso: molti partecipanti hanno raccontato di essere stati vittime dirette di truffe o di conoscere persone molto vicine che ci sono cadute. Le numerose testimonianze hanno evidenziato quanto sia facile finire nella rete di raggiri sempre più sofisticati e ben studiati.
Il problema principale, ha spiegato il commissario, è che i truffatori agiscono con destrezza e sicurezza, proprio come fanno le forze dell’ordine quando chiedono patente e libretto. «È il loro lavoro: passano giornate intere a cercare di adescare centinaia di persone. E purtroppo, prima o poi qualcuno cade nel tranello».
Una donna ha raccontato di aver ricevuto una telefonata angosciante: «Suo figlio ha investito una donna incinta» le diceva una voce al telefono. In preda al panico, ha pensato subito alla propria nuora, che era effettivamente in dolce attesa. Il truffatore conosceva dettagli precisi, come il nome del figlio, rendendo la storia ancora più credibile. Solo quando le hanno chiesto dei soldi si è resa conto dell’inganno e ha chiuso la chiamata, decidendo di recarsi in caserma.
Particolarmente inquietante è stata la vicenda di una donna che ha accolto in casa due sconosciuti, convinta fossero parenti di una vicina. Con la scusa di voler vedere il pavimento della sua abitazione per ristrutturare la loro futura casa, i truffatori sono entrati e l’hanno distratta. Solo più tardi si è accorta che un terzo complice era entrato e aveva rubato tutto l’oro dalla sua camera.
Un’altra storia ha visto protagonista una sorella che ha ricevuto una telefonata da una presunta nipote ricoverata in ospedale a causa di un’infezione.
«Scusa se parlo male, ho la mascherina», diceva la voce al telefono, chiedendo aiuto economico per coprire le spese mediche. Il truffatore conosceva dettagli precisi, come il nome della nipote e il fatto che lavorasse a Pisa, aumentando così la credibilità della richiesta.
Uno degli stratagemmi più diffusi è la truffa dello specchietto. Il truffatore colpisce un’auto in transito, lanciando un sasso o colpendola con la mano per creare un rumore sospetto. Poi segue il veicolo fino a quando il conducente, insospettito, si ferma per controllare. A quel punto, il truffatore sostiene che lo specchietto sia stato danneggiato e chiede un risarcimento immediato.
Ma se in alcuni casi, riflettendo a mente fredda, è più semplice intuire di essere di fronte a una truffa, la situazione si complica quando alla porta si presenta qualcuno in divisa che si finge poliziotto o carabiniere. In questi casi non è sempre immediato dubitare.
«Spesso mi presento in borghese a casa delle persone, suono il campanello e mi fanno entrare senza troppe domande. A quel punto chiedo al proprietario: “E se non fossi stato davvero un poliziotto?” e spesso mi sento rispondere: “Ma cosa avrei dovuto fare? ”» ha raccontato il commissario Femia durante l’incontro.
Ma cosa bisogna fare in questi casi? Prima di tutto, è fondamentale chiedere il nome della persona che si presenta come membro delle forze dell’ordine. Poi, prima di farlo entrare in casa, è bene contattare direttamente la centrale per verificare se quel poliziotto è effettivamente in servizio e se è stato autorizzato a fare quel controllo. Solo dopo aver avuto conferma, si può aprire la porta in sicurezza.
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