Il Tirreno

Lucca

Droga

Pagavano l’affitto con la cocaina, chiesto processo per due 20enni: “pizza o mezza pizza”, come funzionavano gli ordini su WhatsApp

di Pietro Barghigiani

	I due erano stati arrestati dai carabinieri e ora ne è stato chiesto il rinvio a giudizio
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I due erano stati arrestati dai carabinieri e ora ne è stato chiesto il rinvio a giudizio

Sono accusati di aver portato avanti un giro di spaccio tra Garfagnana e Mediavalle

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CASTELNUOVO. Pagare l’affitto non era un problema. In cambio dell’alloggio i due inquilini consegnavano cocaina al proprietario. Succedeva quando vivevano a Castelnuovo e hanno ripetuto lo scambio in natura anche quando abitavano a Piazza al Serchio in una casa messa a disposizione da una cliente abituale.

È un giro di spaccio diffuso, andato avanti dal settembre 2023 al maggio 2024, quello che l’inchiesta dei carabinieri ha portato in superficie con due arresti che ora diventano una richiesta di rinvio a giudizio per Elhak Dhia Bouguerra, 20 anni, formale residenza a Grosseto e Amine Mohamed Guesmi, 26 anni, residente a Piano di Coreglia.

Accusati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, i due tunisini compariranno davanti al gup per l’udienza preliminare in cui sarà discussa la richiesta di processarli presentata dalla Procura. Nelle indagini degli investigatori dell’Arma è stato ricostruito il sistema di incontro tra pusher e clienti. Contatti che per mesi hanno alimentato lo smercio della droga tra Media Valle e Garfagnana. Su WhatsApp i clienti si rivolgevano ai due scrivendo in maniera generica di mezza pizza o una pizza intera. In codice era la richiesta di mezzo grammo o un grammo di cocaina. Prezzo pieno a 70-80 euro. Sono decine, secondo l’accusa, gli episodi di spaccio contestati a due maghrebini il cui raggio d’azione aveva come base la stazione di Castelnuovo, ma in auto potevano spostarsi per le consegne a domicilio tra Borgo a Mozzano, Ponte all’Ania nei pressi della chiesa e Coreglia. Per i clienti da incontrare a Castelnuovo i due arrivavano all’appuntamento in monopattino visto che abitavano nei paraggi. Lo scambio poteva avvenire in zone riparate o all’interno di una lavanderia a gettoni.

Dopo aver sospettato l’origine dei movimenti dei due tunisini, i carabinieri hanno iniziato a fermare i consumatori. E tutti, attraverso il riconoscimento fotografico, hanno confermato in quei volti impressi su carta chi aveva venduto loro la droga anche se si facevano chiamare con nomi diversi da quelli anagrafici. La sostanza veniva nascosta in un pertugio in zona stazione. Un accorgimento che serviva a farsi trovare “puliti” in caso di controlli. Non è servito a evitare prima il carcere e ora la richiesta di rinvio a giudizio.
 

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