Il Tirreno

Lucca

L'intervista

Emanuele Vietina: «Lucca Comics cresce nel mondo. Il calo di pubblico? Due i motivi». Ma c’è un nodo da rivolvere

di Gianni Parrini
Emanuele Vietina direttore di Lucca Comics con Andrea Parrella Head of Sales di Lucca Crea
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Emanuele Vietina direttore di Lucca Comics con Andrea Parrella Head of Sales di Lucca Crea

L’appello del direttore dell’evento: «Stop al caro-alloggi prima che sia tardi»

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LUCCA. Altro che calo dei biglietti, il festival non è mai stato così soddisfacente in termini di fruibilità e valore. Come si cresce adesso? Portando nel mondo il brand Lucca Comics & Games. Infine, un appello: stop al caro-alloggi prima che sia tardi. Sintetizzare il debordante pensiero di Emanuele Vietina, direttore di Lucca Comcis & Games, non è impresa semplice. A due giorni dalla fine dell’edizione 2024, il “master” traccia un bilancio del festival e guarda al futuro, tra rischi e opportunità.

Direttore Vietina, com’è andata questa edizione?

«Manifestazione grandiosa. I dati sui biglietti confermano una partecipazione che, di fatto, supera i numeri delle edizioni precedenti al 2020. Inoltre, il rapporto tra presenze e valore è tra i migliori mai registrati. Intendo dire che il pubblico di quest’anno ha avuto una notevole capacità di spesa, per questo i nostri espositori sono rimasti soddisfatti».

I biglietti sono stati 275mila, circa 40mila in meno rispetto alle ultime due edizioni. Come lo spiega?

«Ci sono dei fattori da considerare: è vero che abbiamo avuto bel tempo, ma questo ha inciso soprattutto sul pubblico dei “senza biglietto”. E lo abbiamo visto il 1° novembre, con presenze probabilmente da record. Inoltre, quest’anno non c’era un ponte lungo come nei due anni passati. Bisogna poi considerare che nella bolla post-pandemica tutti i grandi eventi culturali hanno avuto un boom di presenze e poco alla volta si sono riallineati. Pertanto, parlare di calo è ingeneroso e poco accurato. 270-275mila visitatori paganti rappresentano la nostra misura aurea, rendono la manifestazione più fruibile e sono in linea con gli obiettivi più ambiziosi che ci eravamo dati».

L’aumento di prezzo dei biglietti ha inciso?

«Siamo in un periodo inflattivo, tutto costa di più. I nostri rincari sono in linea con quelli di altre manifestazioni del nostro settore. Inoltre, nessuno lo ha notato, ma quest’anno non ci sono state code ai welcome desk. Il motivo? Abbiamo investito 150mila euro per far arrivare direttamente a casa i braccialetti agli abbonati. I rincari, dunque, sono stati utilizzati per un servizio che ha migliorato l’esperienza del pubblico».

Il caro-alloggi è un altro fenomeno deleterio.

«Capiamo bene che ogni categoria guarda ai propri interesse, ma quest’anno per la prima volta abbiamo registrato una sofferenza degli editori, legata proprio ai costi delle sistemazioni. Faccio un appello, affinché si corregga questa tendenza, che porta nocumento alle prospettive future della manifestazione. E lo faccio prima che sia troppo tardi».

Se non nei numeri, dove e come può crescere Lucca Comics nel prossimo triennio?

«Nella prassi della manifestazione e nei contenuti, che andiamo a esportare con il brand di Lucca Comics & Games. Mi sembra che i grandi eventi di quest’anno, come D&D e la mostra di Amano, vadano in questa direzione, così come la copertura della stampa internazionale».

Rispetto alla geografia della manifestazione, ci saranno novità?

«Il nostro è un design esplorativo. Lo staff di Andrea Parella ogni anno ricerca nuovi spazi e punta a efficientare quelli esistenti. I vivai Testi? In passato, proprio con Mario Pardini presidente di Lucca Crea, abbiamo sviluppato delle ipotesi di utilizzo che sono in un cassetto. Se ce le chiedono, siamo pronti a tirarle fuori».

Nel 2026 ricorre il 60ennale. Avete qualcosa in mente.

«Abbiamo tante idee ma non le sveliamo. Per quella data, però, vorremmo avere un percorso avviato per l’Expo del fumetto. Deve nascere qualcosa che ci permetta di sfidare il mondo. Le dichiarazioni del ministro Giuli e del presidente Giani sono di buon auspicio. È un po’ come unire Hokuto e Nanto, vediamo se ci riusciamo».

Tutte questa attenzione da parte delle istituzioni, che fino a qualche anno fa non c’era, vi ha tolto un po’ di libertà?

«Abbiamo voluto diventare centrali nell’agenda del Paese ma questo non ci ha tolto libertà. La nostra passa dall’indipendenza economica che ci guadagniamo ogni anno. L’equilibrio dei conti è garantito al 50% dai biglietti e al 50% da investitori privati, ovvero dai grandi player che portano anche contenuti, dai piccoli espositori e dai partner esterni come Coop e Intesa».


 

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