Lucca, Poste Spa bussa alla Fondazione Crl nella partita sulla privatizzazione
Il presidente Bertocchini: «Ci hanno cercato, ma compriamo solo se ci conviene»
LUCCA. «Investiremo solo se riterremo conveniente l’operazione a livello finanziario».
Il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca Marcello Bertocchini non nega l’accostamento tra l’annunciata offerta sul mercato del 14 per cento di Poste Spa e la cassaforte bancaria lucchese. Negli ambienti finanziari quella di Lucca è una delle Fondazioni di cui si fa il nome come possibile acquirente nella seconda tranche di vendita decisa dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Al momento l’operazione è in stand by. Si ipotizza la ripartenza dei giochi a metà novembre. E tra le porte a cui Poste è andata a bussare c’è anche quella della Fondazione. Non è l’unica. Ci sono pure le Fondazioni di Cuneo, Firenze e della Cariplo.
«Abbiamo investimenti in Poste – precisa Bertocchini – come ne abbiamo anche altrove, tipo Cassa Depositi e Prestiti, grazie a un patrimonio fortunatamente elevato. Il titolo dà buoni dividendi». Il presidente conferma che la Fondazione è stata cercata, ma non ci sono atti decisi, né ipotizzabili a breve.
«Riguardo all’acquisto dovremmo valutare a quali condizioni viene presentato il collocamento, a chi è rivolto, se gli istituzionali sono graditi o, come sembra, si privilegi il retail. Come Fondazione non abbiamo adottato alcuna delibera e neanche è in previsione. Siamo stati contattati come ogni volta che c’è un’operazione finanziaria in prossimità di essere messa sul mercato».
I tempi del collocamento del 14 per cento di Poste si sono allungati. I rumors sui mercati finanziati indicano una forbice tra i 25 e i 50 milioni di euro l’impegno stimato per ciascuna Fondazioni.
«Queste cifre non sono assolutamente veritiere – conclude il presidente Bertocchini – . Ripeto, dobbiamo capire se e quanto è redditizia l’operazione, altrimenti non c’è motivo di andare avanti. Stiamo alla finestra e se anche dovessimo comprare la posizione resterà nell’ambito della nostra ordinarietà e senza partecipare a patti di sindacato. Non andremmo oltre lo “0, per cento” e sempre se dal nostro punto di vista risulterà conveniente».l
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