Italia
Fornaci di Barga, incidente mortale alla Kme: parziale dissequestro del forno
Braccini (Fiom): «Primo passo per un ritorno alla piena funzionalità»
BARGA. Sono passati quattro mesi, dal giorno in cui Nicola Corti, operaio 50enne della Kme, morì nello stabilimento di Fornaci, agganciato da un macchinario del reparto laminatoio. Da allora il forno flottante in cui era avvenuto l’incidente, un macchinario che lavorava a 21 turni sette giorni su sette, è fermo, posto sottosequestro dalla procura per effettuare accertamenti utili alle indagini volte ad accertare l’esatta dinamica dell’incidente. Un atto necessario ma che ha prodotto disagi all’azienda leader nella produzione di manufatti in rame e ottone, che ha dovuto spostare parti di lavorazioni nel sito tedesco Kme di Osnabrùck, dove è presente un impianto gemello di quello sequestrato a Fornaci. Una situazione aggravata anche dal fatto che l’azienda stava già utilizzando gli ammortizzatori sociali.
Ora, però, sembra che ci siano novità positive: «Ci risulta che ieri le autorità competenti hanno provveduto al dissequestro del forno flottante uno che permaneva in stato di fermo a causa del sequestro, a seguito dell’infortunio mortale – spiega il sindacalista Massimo Braccini, coordinatore nazionale Fiom gruppo Kme –. Questo non vuol dire che la Kme può tornare da subito a produrre, quindi si può considerare un dissequestro parziale, ma fondamentale. Valutiamo questo passaggio molto importante e positivo, un primo step sostanziale, in quanto permette all’azienda di iniziare una prima fase di avviamento e poter fare tutte le opportune verifiche, in modo da arrivare alla piena funzionalità dell’impianto».
«Confidiamo – prosegue Braccini – che in tempi celeri alla Kme si possa riprendere la normale attività lavorativa, in quanto, le diversificazioni produttive attuate in questa fase a causa del sequestro del forno, non potrebbero durare per un’ulteriore periodo».
Alla Kme permane un quadro produttivo difficoltoso, accompagnato dall’utilizzo di ammortizzatori sociali. «Ciò è dovuto alla situazione di recessione complessiva dell’economia europea ed alle non chiare prospettive dei settori legati al rame, quali l’automotive e l’edilizia – conclude Braccini –. Segnali di una possibile ripresa degli ordinativi risulta che si possano intravedere dal 2025. Per fine settembre è prevista la ripresa del confronto tra le organizzazioni sindacali e la direzione aziendale». l
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