Gioco
Toscana Pride, la presidente dell'Arcigay nazionale: «I lucchesi non hanno creduto all’idea negativa del corteo»
Maesi: "Eravamo preoccupati, è andata benissimo"
LUCCA. «I lucchesi hanno capito e si sono smarcati dalla narrazione negativa che veniva diffusa sul Pride. È stato un successo, anche se devo confessare che eravamo preoccupati per quello che era uscito alla vigilia contro la manifestazione».
Natascia Maesi è la presidente nazionale dell’Arcigay. C’era anche lei con i vessilli dell’associazione sabato pomeriggio in città per il Toscana Pride. Il giorno dopo la voce è rilassata, il tono ancora carico per un evento riuscito sotto ogni punto di vista.
Presidente, partiamo dalle 20mila presenze.
«È andata benissimo. Diciamo che altrove abbiamo fatto anche numeri superiori, ma sapevamo che Lucca non era facilmente raggiungibile e poi di solito il Pride veniva organizzato a giugno. Il mese di settembre era un’incognita».
Ha parlato di preoccupazioni per eventuali contestazioni.
«Sì, qualche segnalazione ci era arrivata riguardo a possibili attacchi contro l’evento. Non ci sono stati e di questo siamo molto felici».
Un giudizio su come i lucchesi hanno accolto il Pride?
«C’è stata una grande partecipazione dei lucchesi, un’accoglienza favorevole che mi ha colpito. Le racconto due aneddoti».
Dica.
«Una signora ci ha avvicinato poco prima della partenza del corteo e ci ha detto: “Sono lucchese e sono dalla vostra parte”. Un’altra dal balcone mentre innaffiava le piante ha visto che avevamo caldo e ci ha bagnati. E noi l’abbiamo ringraziata. Ho ricevuto messaggi di apprezzamento per una manifestazione pacifica, colorata e divertente. E anche gli eccessi che ci vengono attribuiti non ci sono stati».
Qualche seno nudo, uomini con barba, calze a rete e tacchi a spillo nella città delle cento chiese. ..
«Siamo dell’idea che i corpi sono liberi possiamo usarli e mostrarli come ci pare. Detto questo dico anche che fa comodo la narrazione del Pride come quella di una baracconata. Ma è una forzatura per indurre chi non ne sa niente a far pensare a una manifestazione per cui indignarsi. Sentiamo che la stragrande maggioranza della società civile sta dalla nostra parte. È una maggioranza silenziosa e magari queste iniziative servono per schierarsi. In questo momento storico quello che funziona di più è la cultura dell’odio, l’insulto e alzare la voce. Chi non discrimina non fa notizia e in una società di odiatori resta in disparte. Quando poi incontrano una manifestazione gioiosa e giocosa sentono il desiderio di esprimersi».
In questi giorni ci sono stati contatti, anche ufficiosi con il Comune?
«No, nessun tipo di contatto. Solo all’inizio con il sindaco per concordare la data. Diciamo che lui ha preferito utilizzare la stampa per parlare con noi. Ma non è un problema. Sulla questione del patrocinio, al di là della questione ideologica, onestamente non c’erano neanche le condizioni. Il Comune non è nella rete Ready, non fa iniziative sui nostri temi. Non esiste un dibattito culturali. Nemmeno un post in occasione della giornata contro l’omofobia, un convegno. Non ci risulta che ci sia un’iniziativa istituzionale su quello che portiamo avanti».
Tanti lucchesi al corteo secondo lei?
«Sì. Anche molti eterosessuali. Non si sono fidati delle narrazioni negative sul Pride, sono venuti a vedere con i loro occhi e si sono ricreduti. Abbiamo accettato compromessi sul percorso perché non volevano essere messi nell’angolo, ma neanche abbiamo preteso cose che avrebbero messo in difficoltà la macchina organizzativa».
Nessun contatto neanche con l’arcivescovo Paolo Giulietti?
«Volutamente abbiamo deciso di non rispondere alla sua lettera di cui abbiamo apprezzato i toni garbati e gentili che poi sono anche i nostri. Lui si è rivolto alla sua comunità e va bene così. Semplicemente non la pensiamo allo stesso modo. La Chiesa non è la nostra interlocutrice, lo è dei fedeli. Per noi lo sono lo Stato, il governo e le amministrazioni. Non vogliamo legittimare l’intrusione della Chiesa in una sfera pubblica e laica».
Il successo del Pride è un episodio isolato o dall’evento di sabato può nascere altro?
«Di sicuro è stato dato uno scossone. Ci sono molte difficoltà sul territorio per la diffusione delle nostre idee e nel coltivare le attività della nostra comunità. Le associazioni ce lo raccontano. Ci proviamo a costruire qualcosa. Se questo è l’inizio non molleremo».l
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