Il dolore
Lucca, condannato a risarcire la cognata per lo stress dovuto allo stalking
L’uomo deve versarle 12mila euro, riconosciuto il danno biologico e morale
LUCCA. Riconosciuto colpevole di stalking con verdetto passato in giudicato contro fratello e cognata, ora arriva la condanna anche a risarcire la donna per danno biologico e morale avendole provocato, con le sue incursioni prolungate quotidiane, un «disturbo da stress post traumatico cronico».
Lo dispone la sentenza del Tribunale di Lucca (111/2024) che monetizza la responsabilità dell’uomo che da dodici anni è in guerra con i fratelli per questioni ereditarie.
Concluso il fronte penale con una condanna in abbreviato e il pagamento di 10mila euro a favore di fratello e cognata, la battaglia si è spostata nella trincea del risarcimento da liquidare a livello di danno. I coniugi hanno fatto causa al parente terribile chiedendo una somma maggiore di quella liquidata nel corso del procedimento penale.
Istruito il processo e sentite le parti, il giudice, sulla base delle perizie firmate dal consulente tecnico d’ufficio, ha riconosciuto solo alla donna un importo di 12mila euro a cui vanno sottratti i 5mila euro già versati. Ma è l’accertamento del danno morale e biologico procurato dagli episodi di stalking il cuore della sentenza.
Nel campionario dei comportamenti persecutori che hanno inquinato la vita di marito e moglie, rispettivamente fratello e cognata dello stalker, i giudici elencano i “semplici” dispetti come «introdursi illecitamente nel giardino dell’abitazione della coppia, facendo scattare la cellula del cancello elettrico in chiusura e determinandone la riapertura» fino ad azioni di portate più pesante «con tutte le condotte, reiterate dal 2014, di molestia, minaccia cagionava a e un perdurante stato d’ansia e timore per la propria incolumità, sfociate per la in patologie con disturbo del sonno costringendola all’assunzione di sonniferi per poter dormire».
Gli atti persecutori sono andati avanti con la presenza «assillante nei pressi dell’abitazione delle vittime senza altra ragione che quella di disturbarle (e, a volte, di insultarle o minacciarle, sia a parole che a gesti) ; dal suo appostarsi al cancello di casa per farsi vedere ogni volta che costoro escono o rientrano, interferendo anche con la chiusura e con l’apertura del cancello; dal suo impedire l’uscita o l’ingresso delle vittime (posizionandosi con la sua auto in modo da ostruire il passaggio) ; dal suo continuo e quotidiano frequentare il campo adiacente, svolgendo per ore attività rumorose quanto inutili, sia di giorno che di notte (il campo, infatti, pare in abbandono e non è minimamente coltivato, il che evidenzia la strumentalità della presenza dell’imputato per rovinare la vita ai congiunti e non certo per fare effettiva attività di manutenzione) ».
Alla fine i coniugi, sentendosi insicuri all’interno della propria casa, l’hanno dovuta blindare e circondare di telecamere.
Un’esistenza alterata negli equilibri psicofisici di chi doveva stare attento a non trovarsi il parente davanti al cancello per poter uscire liberamente.
È emerso nel corso del procedimento in Tribunale che il cognato-stalker nel campo accanto a quello della coppia nel mirino aveva anche scavato una fossa «a mo’di tomba – scrivono i giudici -. Le molestie perpetrate con l’immotivato e ripetuto suono del clacson nel terreno confinante con la proprietà degli attori (coniugi, ndr) e sotto la loro finestra, la molesta illuminazione dei vetri della finestra della camera da letto di questi ultimi compiuta di notte con una torcia».
Un pressing che ha costretto, soprattutto la cognata all’epoca dei fatti 49enne, a ricorrere all’uso di farmaci e farsi seguire da uno specialista.
Il consulente è netto nella perizia condivisa dal giudice: «Ritengo di poter affermare che la signora abbia sviluppato, in rapporto patogenetico diretto con l’evento traumatico, un disturbo da stress post-traumatico, cronico secondo Dsm V. La signora ha quindi sofferto, oltre che di un danno morale, di un danno biologico» valutato come permanente nella misura del 7%. Da risarcire con 12mila eurol
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