Il Tirreno

Lucca

Medicina legale, ecco come donare il proprio corpo alla scienza

di Michele Masotti
La palazzina O del Campo di Marte
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La palazzina O del Campo di Marte

Qui si fanno autopsie finalizzate alla ricerca. La struttura lucchese è tra i 10 centri di eccellenza

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LUCCA. La Medicina legale di Lucca è balzata agli onori della cronaca per essere stata selezionata dal ministero della Salute tra le dieci strutture italiane indicate come centro nazionale di riferimento, potendo così svolgere attività di formazione e ricerca scientifica su corpi post mortem. Un riconoscimento di grande valore: quella di Lucca è l’unica struttura ad affiancare in questo elenco università e centri di ricerca ed la seconda entità toscana, l'altra è l'università di Firenze, in top ten.

Come donare

Dal novembre 2020 la dottoressa Diana Bonuccelli ricopre il ruolo di direttore della Medicina legale di Lucca, coordinando un equipe medica composta da una decina di professionisti. «L’ingresso in questa ristretta cerchia testimonia quanto di buono fa ogni giorno il nostro reparto – dice Bonuccelli –. Siamo l’unica struttura del servizio pubblico inserita in un contesto di università e istituti privati, come per esempio l’ospedale San Raffaele di Milano. Il ministero della Salute ha effettuato delle verifiche ispettive per certificare la permanenza dei requisiti necessari. Visto che l'ufficialità è arrivata soltanto a luglio e per il momento non c'è stata alcuna donazione di corpi». Ma quali sono le modalità attraverso le quali una persona può donare il proprio alla corpo alla scienza? «Tutto ruota attorno alla norma del trattamento biologico, con un chiaro riferimento alla legge 219/2017 che stabilisce come un soggetto deve dare il proprio consenso libero e informato ad ogni trattamento sanitario che lo riguardi – analizza la direttrice –. Sono le cosiddette disposizioni anticipate di trattamento. È un atto solidaristico senza fini di lucro, da sancire alla presenza di un testimone, utile per il progresso scientifico. Gli unici oneri sono in carico alle strutture adibite alle funzioni di ricerca. Il corpo resterà a disposizione al massimo per un anno».

Requisiti richiesti

Non tutti i corpi, però, possono essere utilizzati. Da questo elenco sono esclusi i cadaveri di persona affetti da alcune malattie, come Hiv, tubercolosi e infezioni emergenti, quelli sottoposti ad autopsia giudiziaria. «Sono condizioni imprescindibili – conferma Diana Bonucelli –. La nostra Medicina legale, in media, effettua all'anno 113 autopsie diagnostiche, con il picco massimo toccato nel 2020, complice lo scoppio della pandemia, quando ne furono compiute 147. Diciamo che dal 2016 è cambiata la percezione del nostro lavoro agli occhi della cittadinanza, che dispone di maggiore strumenti per comprendere quali sia il nostro compito. Ovviamente slegato dalle autopsie di natura giudiziaria».

Funzione preventiva

L'autopsia diagnostica può servire, indipendentemente dalla donazione della salma, a scoprire la presenza di patologie congenite ereditarie, oltre che essere una sorta di verifica richiesta dai familiari della persona deceduta. «La ricerca diagnostica può fornire tante risposte – chiosa Bonucelli –. Specie nei casi di morti improvvise di soggetti giovani, può fornire un aiuto concreto nel trovare eventuali malattie simili nei loro parenti».


 

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