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Il caso

Lucca, imprenditore perde 50mila euro con la truffa dell’Iban modificato: che cos’è

di Pietro Barghigiani

	Un nuovo caso di truffa a Lucca (foto di repertorio)
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Un nuovo caso di truffa a Lucca (foto di repertorio)

Il saldo per l’acquisto di un trattore accreditato dopo l’invio di coordinate false

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LUCCA. La chiamano la truffa del “man in the middle”, la truffa dell’uomo di mezzo. Qualcuno che si inserisce in una comunicazione tra due parti riuscendo a carpire codici e password per far dirottare sui propri conti i soldi oggetto della transazione commerciale o di altro genere “intercettata” con un’operazione di hackeraggio. L’obiettivo, raggiungibili con le tecniche più sofisticate, è sempre quello di mettere le mani sui soldi.

Il caso

È successo anche a Lucca. E a rimetterci è stato un imprenditore agricolo della provincia di Cuneo che dovrà pagare due volte un trattore che pensava di aver saldato inviando un bonifico su un conto aperto in una filiale bancaria a San Concordio salvo poi scoprire di non aver mai versato quei soldi al venditore. Che ha ottenuto la conferma del decreto ingiuntivo chiesto per farsi pagare una fattura per il New Holland T 4.80. Una somma che sfiora i 50mila euro. A livello civile le sue ragioni sono state respinte. Sul fronte del penale ha presentato una querela contro ignoti, dando tutti gli estremi bancari riferibili al conto corrente lucchese su cui ha accreditato i soldi poi svaniti con l’autore del raggiro. L’astuzia del truffatore in questo caso va a braccetto con una componente di leggerezza che anche il giudice rileva nell’operato dell’imprenditore.

Il giudice

Di fatto la fregatura si è realizzata con un anonimo che ha preso il posto del venditore e ha inviato al debitore un Iban su cui versare la somma a saldo dell’acquisto del trattore. Solo che le coordinate bancarie erano diverse da quelle su cui aveva pagato l’anticipo poco più di due mesi prima. Non accorgersi della differenza ha significato perdere quasi 50mila euro che ora il venditore del mezzo agricolo pretende. E il Tribunale di Cuneo gli dà ragione. Alla fine quel trattore gli costerà 100mila euro.
Ecco i passaggi

Il 17 dicembre 2021 il titolare dell’azienda agricola paga l’acconto. Il primo marzo 2022 la società creditrice (in realtà il truffatore, ndr) manda una mail al cliente con le coordinate bancarie modificate, ma l’acquirente non se accorge e il 7 marzo fa il bonifico su un conto aperto in una filiale di San Concordio. Pensa di essere a posto. In realtà il truffatore si è messo in tasca quasi 50mila euro con una mail dopo aver ottenuto, con un’incursione nel pc dell’imprenditore, i dati della transazione tra venditore e compratore.

Gli atti e le perizie

Dagli atti in corso di causa è venuto fuori attraverso una serie di perizie che la modifica dell’Iban, tramite la mail truffa con la tecnica del “man in the middle” sarebbe avvenuta sul server del ricevente (debitore, ndr), «il quale disponeva, in ogni caso, di tutti gli elementi necessari per individuare l’Iban corretto». Scrive il giudice che «sostanzialmente incontroverso è che detta comunicazione e-mail sia stata intercettata e manipolata da un hacker, che ha modificato l’indicazione relativa all’Iban del creditore. In particolare, il comportamento negligente della parte opponente (debitore, ndr) nell’osservanza delle norme di comune prudenza emerge da rilevanti elementi fattuali».

In sostanza il compratore doveva rendersi conto che se l’anticipo era stato versato su una banca di Fossano (Cuneo) e il saldo veniva spostato su una banca a Lucca qualcosa non era chiaro. E non doveva andare avanti con il saldo. Ancora il giudice: «Non può sottacersi come l’asserito pagamento sia stato effettuato mediante bonifico bancario in data 7 marzo 2022, ovvero successivo alla registrazione della fattura nel sistema di interscambio. Deve, quindi, ritenersi che la odierna opponente (imprenditore truffato, ndr) , se avesse impiegato la diligenza esigibile in capo ad un comune imprenditore, ben avrebbe potuto evitare l’erroneo pagamento». Bastava controllare il secondo Iban e sospettare per l’indicazione di una città che niente aveva a che vedere con i rapporti tra venditore e compratore.

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