La manifestazione
Esami e visite introvabili: ecco come l’Asl rimedia nella provincia di Lucca
Sette volte su dieci i cittadini che non trovano l’appuntamento vengono richiamati dall’help desk che dà loro una disponibilità
LUCCA. Appuntamenti introvabili per visite ed esami medici? No problem, ci pensa l’Asl: sette volte su dieci l’help desk richiama il cittadino proponendogli una disponibilità in tempi brevi. Andiamo con ordine.
Non c’è posto per tutti
A tutti, prima o poi, capita di relazionarsi, via telefono o di persona, con il Cup, il centro in cui si prenotano visite ed esami prescritti dal medico. Il problema è che non sempre gli operatori riescono a trovare nelle agende un posto libero in tempo utile per quelle che sono le esigenze dell’utente e i limiti previsti dal codice di priorità dell’impegnativa: 10 giorni per la “B” (Breve), 30 giorni per le visite e 60 per gli esami con priorità “D” (differita) così per tutte le ricette in cui non è indicata la priorità. Da inizio anno a fine luglio sono ben 8.731 i cittadini che si sono sentiti dire dagli operatori del Cup: «Ci dispiace, non c’è posto» oppure si sono visti offrire un appuntamento molto avanti nel tempo. Ciò nonostante non sono stati abbandonati a se stessi. L’azienda ha istituito un help desk che ha il compito di trovare un “buco” nelle agende per soddisfare le loro esigenze. Funziona? Sì, almeno a giudicare dai numeri.
La “risolvi problemi”
La dottoressa Giulia Salvadorini è una sorta di “Mrs Wolf” delle liste d’attesa, ovvero è il medico a cui l’Asl ha affidato il compito di risolvere i problemi di questi cittadini. «Monitoriamo 19 visite e 55 esami diagnostici – spiega – e quando un cittadino si rivolge al Cup e non trova posto per una di queste prestazioni, il suo nominativo viene inserito in automatico in una prelista che è presa in carico dal personale dell’help desk. Gli operatori si mettono al lavoro e nei giorni successivi ricontattato il soggetto per proporgli un appuntamento in una struttura compresa tra Lucca e la Valle del Serchio. Veniamo ai numeri: degli 8.731 utenti finiti in prelista nel 2024 tra Lucca e Valle, ne abbiamo già richiamati 6.186, ovvero più del 70%. I tempi dipendono dalla prestazione richiesta e dalla priorità: per le “B” la telefonata arriva nell’arco di 5-6 giorni, per le differite il tempo può essere maggiore ma comunque una soluzione viene proposta. Non tutti accettano l’appuntamento, ma in ogni caso il problema è stato gestito».
Viste più rare
L’indisponibilità di posti nel 65% dei casi riguarda le visite e nel 35% dei casi gli esami diagnostici. Scendendo nello specifico, le difficoltà maggiori si riscontrano per le visite dermatologiche (2.301 esclusi) e oculistiche (1.538). Queste sono le prestazioni in cui l’help desk ha la percentuale di successo più bassa (55% per l’oculistica e 69% per la dermatologica). Per ciò che riguarda la diagnostica, invece, sono le risonanze (1.180) ha essere introvabili ma qui l’help desk ha buone probabilità di successo (77% i casi gestiti).
I nodi
La domanda viene spontanea: come fanno a trovare posto? «Il piano regionale di miglioramento delle liste di attesa – spiega Salvadorini – prevede risorse ad hoc per l’attività aggiuntiva del personale Asl. Inoltre, abbiamo un budget da utilizzare per far svolgere queste prestazioni a strutture private convenzionate. Infine, come ultima risorsa contattiamo direttamente l’unità operativa e facciamo presente che abbiamo un determinato numero di pazienti in attesa della prestazione. A quel punto, grazie allo sforzo del personale, si cerca una soluzione». Ci si riesce spesso ma non sempre, anche perché in alcuni casi il personale è poco. I fondi per l’attività aggiuntiva e per il progetto Clessidra, ad esempio, non possono essere usati per i medici che lavorano in extramoenia. Lo si riscontra nel caso dell’oculistica di Lucca, dove gran parte del team svolge attività libero professionale e quindi non può aderire ai progetti. L’altro nodo è legato al boom di richieste di visite ed esami: «Dopo il Covid c’è un crescente bisogno di salute in una popolazione che sta invecchiando – dice Salvadorini–. L’Asl ha aumentato l’offerta di prestazioni ma la domanda è cresciuta in maniera superiore. Va contenuta».
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