Il dolore
Capannori, l'ex sindaco Martinelli: «Ecco tutti gli errori del centrodestra»
Parla l’ultimo sindaco della coalizione che perde da 20 anni le elezioni con il centrosinistra
CAPANNORI. Per trovare l’ultimo politico vincente del centrodestra è necessario sfogliare un album di ricordi di un tempo in cui migliaia di elettori alle ultime amministrative non erano ancora nati. Era il quinquennio 1999-2004. In politica è un’era geologica. Per cinque anni l’amministrazione comunale ha avuto come sindaco Michele Martinelli, all’epoca di Forza Italia con profonde radici democristiane. La Dc negli anni ’90 aveva il 66 per cento, tanto per dare il senso degli spostamenti tellurici avvenuti in più di un quarto di secolo. Le vicende giudiziarie in cui è rimasto coinvolto hanno avuto un duplice effetto: la fine del governo di centrodestra e il contestuale viatico al centrosinistra con l’elezione nel 2004 di Giorgio Del Ghingaro, poi riconfermato per altri cinque anni, cui ha fatto seguito la doppia consiliatura di Luca Menesini. Un’egemonia mai scalfita.
Michele Martinelli, 75 anni, non ha più una tessera di partito in tasca. Ma la passione politica non lo ha mai abbandonato. La barra è sempre quella del centrodestra. Anche se non lesina critiche e consigli non richiesti - o poco o per nulla recepiti - a una coalizione uscita devastata dalle urne.
Martinelli, dopo di lei per il centrodestra è stato un deserto che dura da 20 anni. Su Capannori alle Europee i partiti del centrodestra sono sul 50 per cento, ma arrivano al 35 per cento circa per il candidato che avrebbero dovuto votare.
«Sì, successe anche cinque anni fa».
Cosa è accaduto o non è accaduto per arrivare questa débâcle?
«Diciamo che non mi è stato concesso, o mi hanno impedito, di preparare una successione. C’erano due, tre persone che nell’arco di cinque anni avrebbero potuto fare bene. Poi con il tempo si sono sdegnate, giustamente».
Non può essere solo questa la causa.
«No, ma la crisi forte dei partiti ha portato a una mancanza, già iniziata ai miei tempi, di una classe dirigente che cresceva con il partito. Ora non c’è più niente. I circoli sono punti di incontro per parlare del più o del meno. L’avvento dei leader nazionali ha determinato una situazione che è l’opposto dell’epoca di Dc e Pci quando il territorio era fondamentale. Soprattutto l’amministrazione degli enti locali era decisiva per far crescere le persone».
C’è un problema di selezione della classe politica?
«Dico che ora i leader nazionali nominano i responsabili locali o regionali in un sistema, a mio parere, in cui c’è il completo disinteresse per il territorio».
Vale anche per Capannori?
«Rilevo le dichiarazioni post elettorali del centrodestra locale. “Abbiamo vinto. A Capannori si è perso perché sono stati fatti alcuni errori, ma la colpa è di Tizio e Caio”. Ecco, per me questo è un atteggiamento che di politico non ha nulla. A livello locale i governi di centrosinistra sono stati tutti riconfermati. Allora dico, anche al mio amico Riccardo Giannoni (segretario provinciale di FdI) e ai consiglieri: ma in questi cinque anni dove eravate?”».
Al di là dei programmi sembra che il centrodestra a Capannori da 20 anni non azzecchi un candidato.
«Le persone che non hanno curriculum o un percorso di crescita politica vengono messe a fare i consiglieri o i segretari dei partiti. E che cosa fanno? Si preoccupano di apparire o farsi belli con il capo di turno. Tutti catapultati lì e nessuno che abbia l’umiltà, lo dico con rispetto, di voler conoscere. Probabilmente c’è anche una scarsa capacità di entrare nel meccanismo delle dell’amministrazione. I più capaci non si avvicinano più a questo mondo. La politica è in mano a chi è messo lì con interessi diversi da quello di far maturare un’idea».
Sì, ma nel centrosinistra ci sono figure affermate e altre emergenti. Per quella parte il ricambio generazionale e di leadership, a differenza del vostro schieramento, ha funzionato.
«Sì, il centrosinistra ha dimostrato di saper cambiare. Ci sono giovani che si stanno formando. Pochi, ma senz’altro più dei nostri. In questa tornata abbiamo visto una maggiore capacità di coinvolgere e parlare ai giovani. Noi non ci siamo riusciti. Eppure qualche giovane c’è anche da noi, ma non mi pare che sia esploso».
Sempre votato centrodestra in tutti questi anni?
«Assolutamente sì, ci mancherebbe. E alle comunali ho votato Paolo Rontani. Un voto per rispetto alla persona a cui va dato atto di una prova di coraggio. Lui si era costruito la sua lista. I partiti sono arrivati a convergere su di lui con scarso entusiasmo all’ultimo e per forza. Perché nessuno ha pensato due anni fa - come io mi ero permesso di suggerire su loro richiesta - di cercare il candidato che non avevano nel loro database? Uno che fosse in grado di fare rete, farsi conoscere, elaborare un programma minimo».
Non salva niente del centrodestra a Capannori?
«L’opposizione non è mai esistita. Sia chiaro, sono brave persone che hanno il mio rispetto. Ma il mio pensiero è che l’opposizione non c’è stata. Faccio un esempio. Qualche volta ho fatto domande su alcuni temi e dalla risposta ho capito che non avevano compreso la delibera che avevano approvato. Essere in consiglio comunale non vuol dire che, in automatico, diventi esperto della macchina amministrativa».
Non solo deserto, ma anche macerie viste le accuse incrociate tra FdI e Forza Italia. La cura dell’ultimo sindaco vincente del centrodestra?
«È molto difficile essere ascoltati, la gente deve capire che è importante fare crescere la gente sul territorio. A livello provinciale, regionale e nazionale sono tutte aquile? No. Non pretendo di essere ascoltato, ma ormai è assodato che se vogliamo predisporre un progetto che comprenda idee e persone non dico per vincere, ma in grado di contrapporsi allo strapotere che ha la sinistra sul nostro territorio, è necessario partire non oggi, ma ieri. Ripartire dalla preparazione delle persone, dalla scuola per i consiglieri comunali che si rendano conto di cosa discutono, dall’impegno a costruire una rete sul territorio almeno come quella del centrosinistra, dalle associazioni, dalle attività produttive, dal mondo della cultura e della scuola. Servono impegno, umiltà e perseveranza. Altrimenti la partita neanche viene giocata: si lascia per abbandono del campo».
È ipotizzabile un suo ritorno nella politica attiva?
«No e non solo per l’età. Sono convinto che verrei interpretato come uno del passato che dice “Voi non siete capaci, ci penso io”. C’è il rammarico, quello sì, che il nuovo tempo sia diverso da quello che ho vissuto io ed è difficile capirlo. Un tentativo, comunque, c’era stato di entrare nell’ultima competizione elettorale».
In che modo?
«Avevo lavorato con altre persone a una lista civica “Terre di Capannori. All’inizio i partiti non ci vedevano bene, poi hanno iniziato a chiamarci. Non so se quella del civismo sia la strada giusta. Di sicuro la ritengo necessaria».
Ma non è andata bene.
«Dopo mesi di incontri in cui sentivamo solo discutere di rinvii, di sentire il provinciale e poi il regionale che rimandava al nazionale e poi ancora al provinciale, abbiamo detto basta. Erano riunioni inutili e inconsistenti».l
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