Sicurezza
Lucca, 23 anni di soprusi sulla moglie: condannato
Perna di quattro anni e mezzo per maltrattamenti e tentata violenza sessuale
LUCCA. 23 anni di soprusi, maltrattamenti, violenze, umiliazioni, angherie condite da percosse, minacce, ingiurie e molestie da parte di quell’uomo che sosteneva di amarla ma in realtà l’ha costretta a vivere nel terrore sino a luglio del 2023.
La condanna
Si è concluso nella tarda mattinata di ieri con una condanna il processo che vedeva alla sbarra un cinquantaduenne della Lucchesia accusato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale ai danni della moglie più giovane una decina d’anni. Il collegio giudicante presieduto da Nidia Genovese (a latere Felicia Barbieri e Jessica Ferrigno) ha derubricato il reato di violenza sessuale in tentata violenza sessuale e condannato l’imputato – attualmente detenuto per altra causa – alla pena di quattro anni e sei mesi di reclusione con la sostituzione della misura cautelare con quella del divieto di avvicinamento con applicazione del braccialetto elettronico. I giudici hanno stabilito anche una provvisionale in favore della parte offesa, assistita dall’avvocato Elena Bartolozzi, che difficilmente l’ex coniuge potrà versare alla donna. Il cinquantaduenne infatti era privo di occupazione e faceva uso di alcool e sostanze stupefacenti tanto che, nel corso di una perquisizione effettuata dai carabinieri prima del suo arresto, in casa venne rinvenuta e sequestrata della droga. Oggi la vittima delle violenze fisiche e psicologiche si trova in una località segreta nel tentativo di dimenticare la terribile vicenda che le ha tormentato l’esistenza.
Il coraggio di denunciare
Affrancarsi da quell’uomo che le rendeva la vita impossibile non le è stato facile. C’è riuscita lo scorso luglio dopo l’ennesimo furibondo litigio quando l’uomo – con una violenza inaudita – l’ha colpita ripetutamente tanto che lei ha veramente temuto per la propria vita. É in quel momento che ha deciso di dare una svolta a quell’esistenza disperata. É riuscita a eludere la sorveglianza di quel coniuge geloso che la pedinava anche al lavoro e le impediva di svolgere una vita serena controllandone gli orari e spingendola verso un’attività saltuaria a bassissimo reddito. Una volta uscita da quella casa alla periferia di Lucca divenuta un inferno in terra ha raggiunto l’abitazione della madre dove ha mostrato i lividi sulla pelle. Da lì il ricorso al pronto soccorso, la denuncia precisa e circostanziata alla più vicina stazione dei carabinieri con gli atti inviati al sostituto procuratore Paola Rizzo . l
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