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La sentenza

Lucca, sequestra e violenta in macchina la fidanzata: condannato a 6 anni

di Pietro Barghigiani
Lucca, sequestra e violenta in macchina la fidanzata: condannato a 6 anni

Nell’auto c’era anche il cugino della donna: per lui sentenza di un anno

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 LUCCA. Uno condannato a sei anni per sequestro di persona e violenza sessuale, l’altro a un anno per il solo concorso nel sequestro di persona. È il dispositivo della sentenza letto ieri mattina dal collegio del Tribunale (presidente Genovese, a latere Ferrigno e Barbieri) nei confronti dell’ex fidanzato della parte offesa e un cugino della donna. Nella precedente udienza il pm aveva chiesto una condanna a 2 e a 5 anni. I giudici hanno dimezzato per il parente della vittima di palpeggiamenti e aumentato di un anno la pena per l’allora compagno.

La vicenda risale al 2017 e nasce con la querela della donna che non si è costituita parte civile, ma ha avviato un’azione legale per il risarcimento del danno. In primo grado il Tribunale civile le ha riconosciuto circa 8mila euro per i danni dovuti agli episodi – non tutti – che in parallelo sono stati affrontati nel corso del dibattimento. Il giudice ha escluso la responsabilità per il cugino della donna, (difeso dall’avvocato Nicola Poli) nei fatti contestati e limitato gli addebiti per cui è stato accertato il danno a carico dell’ex compagno (difensore Giovanni Biagi) rispetto alla mole iniziale delle accuse.

Nel procedimento penale i fatti sono gli stessi esaminati nel civile. Il racconto della donna, contestato dagli imputati per i quali i difensori avevano chiesto l’assoluzione, vedeva i tre trovarsi nella stessa auto una sera del 2017. Una situazione all’apparenza innocua. Il gruppetto era a Lucca. Dopo essere stati al cimitero dove la donna voleva andare sulla tomba di un parente, i tre sarebbero solito di nuovo in macchina per fare un giro in città. È in quei momenti che, secondo la denuncia, il compagno avrebbe allungato le mani sulla donna ricevendo un fermo rifiuto. Non solo. L’avrebbero anche minacciata prendendole pure la sim del cellulare per evitare che potesse telefonare e chiedere aiuto. Di qui l’accusa di minacce e sequestro di persona per non aver potuto uscire liberamente dall’auto. Una costrizione a cui si sarebbe aggiunta la violenza sessuale attraverso i palpeggiamenti addebitati al fidanzato.

Il cugino ha sempre sostenuto che lui, conclusa la visita al cimitero, era sceso dalla macchina e non aveva avuto idea di quello che, eventualmente, era accaduto dopo.

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