Il Tirreno

Lucca

Guerra di perizie

Lucca, fango nel gasolio: automobilista risarcito

di Pietro Barghigiani
Lucca, fango nel gasolio: automobilista risarcito<br>

Conto di 20mila euro a carico del gestore di una stazione di servizio

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LUCCA. Quei 50 euro di gasolio pagati il 25 gennaio di tre anni fa al benzinaio di un distributore di Lucca sono stati l’inizio di un calvario per il proprietario della Maserati Ghibli andate in panne dopo pochi chilometri. Il motivo lo scoprirono i meccanici della concessionaria che analizzarono il carburante: acqua e fango nel gasolio avevano messo ko la supercar.

Per quella brutta sorpresa l’automobilista aveva chiesto un risarcimento danni alla società di gestione della stazione di servizio che aveva negato responsabilità nel guasto all’auto. Una tesi respinta dal giudice Silvia Morelli che ha condannato i privati a risarcire con oltre 20mila euro, spese di lite comprese, il proprietario rimasto per quasi un mese senza vettura e che aveva anticipato i costi di riparazione.

Scrive il giudice che «non vi sono concreti elementi probatori, neppure di natura indiziaria, che i danni lamentati dall’attore siano riconducibili – come sostenuto dalla società – ad un difetto dell’autovettura o ad una causa esterna occorsa durante il periodo (invero di poche ore) in cui il veicolo è rimasto in sosta nel parcheggio adiacente allo studio. Viceversa, vi sono plurimi elementi di prova tra loro convergenti, precisi e attendibili, dai quali è possibile desumere con un elevato grado di probabilità idoneo al raggiungimento della prova che l’avaria in contestazione sia riconducibile al rifornimento di carburante effettuato in data 25 gennaio 2021 presso la stazione di servizio». Il proprietario intorno alle 10 si era mosso verso il suo studio professionale che dista poche centinaia di metri. Quindi aveva parcheggiato la Maserati. Alle 13 l’aveva ripresa per andare a casa. Subito dopo l’accensione delle spie indicanti l’avaria del motore, si era diretto all’autofficina Maserati di Prato, «la quale ha riscontrato la presenza di carburante impuro prelevato dal serbatoio dell’autovettura e lo ha messo a disposizione per consentirne l’esame». Il consulente nominato dal giudice era stato chiaro. «Dagli accertamenti effettuati, si evince che i danni rilevati sono senz’altro riconducibili ad un inquinamento da carburante in quanto: all’interno dell’impianto di alimentazione sono stati rinvenuti esclusivamente fanghi e impurità lasciate dalla miscela di acqua e gasolio (caratterizzata da una notevole percentuale di acqua e impurità) rinvenuta all’interno del carburante»l

P. B.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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