Lucca, spariscono 27mila euro dell’Atc: l’ex presidente finisce nei guai
Davanti al giudice l’ex vertice dell’Ambito territoriale di caccia
LUCCA. Una vicenda che risale a sette anni fa e che dopo il vaglio del giudice dell’udienza preliminare porta l’indagato a chiedere il rito abbreviato che, in caso di condanna, porta allo sconto di un terzo della pena. Il procedimento si concluderà il prossimo 8 ottobre di fronte al gup Alessandro Trinci.
Nei guai finisce Paolo Mario Giovannetti, 56 anni, residente a San Ginese di Compito, assistito dall’avvocato Salvatore Arcadipane del foro di Milano. All’epoca dei fatti oggetti del procedimento era il presidente dell’Ambito Territoriale di Caccia a livello provinciale. Giovannetti, in qualità di presidente e a commissario, è accusato del reato di peculato che, essenzialmente, rappresenta il reato di appropriazione indebita commesso dal pubblico ufficiale o dall'incaricato di pubblico di servizio. Si tratta di un delitto contro la pubblica amministrazione punito, in caso di condanna, con la reclusione da 4 a 10 anni e sei mesi.
I fatti risalgono al periodo che va dal 20 novembre al 31 dicembre 2017 sostanzialmente in un periodo di poco precedente alla nomina della nuova ATC provinciale, una struttura tecnico-amministrativa autonoma, preposta alla gestione della caccia programmata della fauna stanziale negli ambiti di competenza. Un’associazione dotata di un proprio statuto e di propri fondi con compiti di gestione faunistica, di organizzazione dell'attività venatoria nel territorio di competenza e di programmazione degli interventi per migliorare l'habitat, le attività di ricognizione delle risorse ambientali e della consistenza faunistica.
A denunciare gli ammanchi è stato il presidente nominato nel 2018 – Pietro Onesti, parte offesa nel procedimento in quanto al vertice dell’associazione assistita dall’avvocato Francesco Marenghi del foro di Pisa – che si accorto che dal conto corrente ordinario intestato all’ATC di Lucca acceso all’istituto di credito Cariparma di viale Puccini a S. Anna mancava la somma di 27mila 430 euro. Stando all’accusa – il fascicolo era stato istruito dal sostituto procuratore Salvatore Giannino – ci sarebbero stati prelievi in contanti in più occasioni tutti riconducibili all’ora presidente che, per ragioni del suo ufficio, aveva la disponibilità del conto.
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