La manifestazione
Lucca, un sequestro da 871mila euro
Le fiamme gialle scoprono un omesso versamento riconducibile agli anni 2019-’20 della società Fomat srl di Montecarlo che fabbrica macchine per l’industria della carta
LUCCA. Per le fiamme gialle una delle storiche aziende della Piana che opera nel settore della fabbricazione di macchine per l’industria della carta aveva nascosto all’Erario una somma di poco inferiore a 900mila euro, per l’esattezza 871mila 311euro. In pratica la società a responsabilità limitata sarebbe incappato nel reato di omesso versamento delle ritenute entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta.
La società nel mirino
Nel mirino della Guardia di finanza e della procura – l’indagine era affidata al sostituto procuratore Antonio Mariotti – è finita la vecchia gestione della Fomat (quella antecedente al concordato preventivo datato luglio 2021) con sede in via della Contea a Montecarlo. Un’impresa nata nel 1973, che dava lavoro a una settantina di dipendenti e che oggi, dopo l’acquisizione della nuova proprietà completamente estranea ai fatti contestata, è stata risanata e gode di buona salute.
L’indagine
Il decreto di sequestro preventivo anche per equivalente in relazione agli omessi versamenti, firmato lo scorso aprile dal giudice delle indagini preliminari Antonia Aracri su richiesta del pm Antonio Mariotti, nasce da accurati accertamenti e investigazioni del comando provinciale delle fiamme gialle – che lo hanno eseguito l’altro giorno – in materia di reati tributari e con l’apporto e la collaborazione fondamentale della locale Agenzia delle Entrate soprattutto nei confronti del legale rappresentante della Fomat che, stando all’accusa e all’epoca dei fatti contestati, era Gabriele Giannelli di San Vito. L’Agenzia delle Entrate aveva riscontrato anomalie in merito alle dichiarazioni annuali della società come sostituto d'imposta. All’esito degli accertamenti eseguiti i finanzieri rilevavano la configurazione dell’illecito penale (articolo 10 bis del decreto legislativo 74/2000 che prevede, in caso di condanna, la reclusione da sei mesi a due anni) e inviavano gli atti alla procura. I successivi approfondimenti della Finanza avrebbero avvalorato l’ipotesi della totale mancanza di versamenti delle ritenute Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche) che invece la società, in qualità di sostituto d’imposta, era obbligata per legge ad effettuare.
Il sequestro preventivo
Nei due anni presi in esame – 2019 e 2020 con una proprietà e una società che non c’entrano nulla con quella attuale – secondo procura e finanza non sarebbero state versate ritenute d’imposta per un importo complessivo di 871mila 311 euro. Denaro sottratto all’Erario. A quel punto le fiamme gialle – dopo aver fornito tutti gli atti legati al reato tributario al magistrato competente – effettuavano un’indagine patrimoniale sulla vecchia proprietà della società per consentire al pubblico ministero di chiedere una misura cautelare reale pari al valore del presunto illecito profitto. Il gip Aracri, constatata per tabulas la validità delle accuse, disponeva il sequestro di valori nella disponibilità della società e, quindi, del rappresentante legale, che è stato eseguito dai finanzieri. Si tratta di 640mila euro di liquidità e di due immobili nella disponibilità di Giannelli per un valore di oltre 230mila euro.
Obiettivo confisca
Il sequestro preventivo è finalizzato alla confisca. Ma è lecito attendersi una reazione della difesa che proverà a ottenere la revoca del provvedimento e rientrare in possesso dei beni.
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