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La sentenza

Piloti morti al rally di Lucca, colpo di spugna: assolti e prescritti tutti gli imputati

Piloti morti al rally di Lucca, colpo di spugna: assolti e prescritti tutti gli imputati

Dodici anni dopo la tragedia che costò la vita all’equipaggio Catelani-Bertoneri

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LUCCA. Nessun colpevole perla tragica fine di due piloti morti per asfissia e poi divorati dalle fiamme della loro Peugeot 2007 Super in gara il 22 luglio 2012 all’edizione numero 47 del Rally Città di Lucca. La Corte d’Appello di Firenze – quasi 12 anni dopo i fatti e quasi cinque anni e mezzo dopo la sentenza di primo grado che condannava a vario titolo diversi imputati – assolve tutti gli imputati con varie formule: da quella più favorevole (il fatto non sussiste) per mancanza dell’elemento oggettivo a quella dell’assenza dell’elemento soggettivo (il fatto non costituisce reato) sino all’estinzione del reato per sopraggiunta prescrizione. Non solo assoluzioni. Ma anche revoca delle statuizioni civili (provvisionale di 300mila euro) disposte dal giudice di primo grado Stefano Billet sia nei confronti degli imputati che della società organizzatrice, Scuderia Balestrero.

Le reazioni

Una sentenza che lascia sgomenti i familiari di Valerio Catelani, 38 anni, di Massa e Daniela Bertoneri, 35 anni, di Seravezza, rispettivamente pilota e navigatore della Peugeot 207 – ridotta a un ammasso di lamiere fumanti – che persero la vita due minuti e mezzo dopo l’incidente per i gas tossici sprigionati nell’abitacolo del bolide, divenuto la loro tomba. Le fiamme divamparono nella vettura dopo l’uscita di strada dell’auto alla quarta prova speciale (Vinchiana-S. Ilario). Un errore causato, stando all’accusa, dall’abbattimento di un muretto di contenimento in cemento a presidio della curva da cui uscì di strada la macchina del tandem Catelani-Bertoneri che non furono informati sulla modifica dello stato dei luoghi. La sentenza della Corte d’Appello (tra 90 giorni per il deposito della sentenza e le motivazioni) cancella gli 11 anni e 4 mesi complessivi inflitti agli imputati.

Le assoluzioni

Balza agli occhi l’assoluzione con formula piena per Mauro Scarpellini di Vorno, responsabile della sicurezza del rally. Il giudice Billet lo aveva condannato per omicidio colposo a 12 mesi di reclusione (pena sospesa) dopo che il pm aveva chiesto due anni e mezzo di reclusione. Assoluzione perché il fatto non sussiste anche per i piloti degli equipaggi apripista del rally che erano stati accusati di omicidio colposo e condannati a un anno: Luca Gelli, Massimo Simi, Gianluca Simonetti, Luca Ciucci, Danilo Meazzini di Arezzo e Bruno Togni di Pontedera residente ad Altopascio, assistiti a vario titolo da un pool di legali composto da Marica Martinelli, Alessandro Di Piramo, Lodovica Giorgi, Massimo Panzani, Francesca Vanni e Riccardo Giannuzzi.

Cadute anche le accuse di omissione di soccorso per gli equipaggi che seguivano la vettura della coppia di piloti deceduti e che potevano salvarsi se fossero stati soccorsi nell’immediatezza. Giuseppe Iacomini di Lerici e Davide Cozzani di La Spezia e il navigatore Davide Castiglioni di Porcari difeso tra gli altri dell’avvocato Riccardo Giannuzzi del foro di Lecce tra i principali esperti in materia di incidenti automobilistici e di rally del nostro paese – che in primo grado erano stati condannati a un anno con i benefici di legge – sono stati assolti perché il fatto non costituisce reato. Per il pilota Iacopo Giannecchini di Massarosa invece la Corte d’Appello ha dichiarato non doversi procedere perché il reato è stato estinto dalla sopravvenuta prescrizione. Revocate le statuizioni con la liquidazione del danno da discutere in sede civile.

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