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Via Fillungo, tante saracinesche giù: la strada dello shopping cambia pelle

di Gianni Parrini

	Lucca, via Fillungo
Lucca, via Fillungo

Lucca: oltre a Tenucci lascia la gioielleria Fabiani, timori per il futuro della Ubik

26 aprile 2024
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LUCCA. Ahi Fillungo, quante saracinesche abbassate. La storica via dello shopping lucchese negli ultimi mesi sta facendo registrare diverse chiusure, alcune delle quali riguardano attività storiche. Caro-affitti, saturazione dell’offerta, ricambio generazionale, acquisti online e revisione delle strategie aziendali sono tra le ragioni che spingono gli esercenti a chiudere i battenti. Certo, il turn over in una certa misura testimonia dell’appeal che la zona riscuote, ma da un certo punto di vista segnala cambiamenti nel gusto della clientela e nel tessuto economico cittadino. E vedere tante saracinesche abbassate non certo è un bel segnale. Andiamo con ordine.

Tenucci e gli altri

Nei giorni scorsi abbiamo raccontato la vicenda Tenucci, lo storico negozio di abbigliamento aperto dal 1918 al civico 54 di via Fillungo che ha deciso di trasferirsi: riaprirà in via del Battistero 7 ma non sarà certo la stessa cosa. Non è l’unico caso, a inizio anno ha chiuso i battenti un’altra attività simbolo del commercio lucchese: la pellicceria Pierini, al civico 149. «Oro, piccoli alimentari e pellicce non sono più di moda – raccontava sospirando la signora Giovanna, che ha visto nascere quella sede nel 1938 – così abbiamo deciso di smettere, anche perché non c’è chi potrebbe proseguire l’attività, visto che io non ho figli e i miei nipoti hanno preso altre strade». Per fortuna c’è anche chi apre, nel fondo della pellicceria Pierini ha un nuovo punto vendita Milani, il negozio di sport che ha già altri tre esercizi a Lucca. Ora in via Fillungo c’è Milanino, store dedicato ai più piccoli.

Via anche le catene

Una saracinesca chiusa si trova anche al civico 30, tra la Torre delle Ore e la Loggia dei Mercanti. Era la sede dell’ottica Fielmann, che da inizio anno ha deciso di lasciare Lucca, dove era sbarcata a inizio 2019. L’azienda ha rivisto la propria strategia aziendale e ha deciso di chiudere 11 punti vendita considerati meno sostenibili. Lucca era tra questi. Il fondo è ancora sfitto. Stessa storia più avanti, al civico 133 dove fino a qualche settimana fa c’era il negozio della Thun, leader italiano di oggetti da collezione, tra cui i teneri orsetti in ceramica e porcellana. Anche in questo caso l’azienda ha deciso di chiudere 22 punti vendita in tutta Italia dando vita a un contenzioso con i sindacati in merito alla sorte delle quattro dipendenti del punto vendita lucchese.

L’ultima in ordine di tempo ad abbandonare Fillungo è la Gioielleria Fabiani, che aveva aperto al civico 48 appena qualche anno fa. Dall’ufficio marketing dell’azienda, che ha Lucca ha altri due negozi (a Sant’Anna e a San Concordio) più quello all’Esselunga di Marlia, fanno sapere che la decisione è frutto di una strategia aziendale e non è legata al caro-affitti. Più probabile che in questo caso a pesare sia la saturazione del mercato con tanti negozi di gioielli (Pandora su tutti) che hanno fatto aumentare la concorrenza.

Mistero Ubik

Una situazione analoga la patiscono anche le librerie, a seguito della recente apertura del punto vendita Feltrinelli in via Beccheria. Una presenza che chiaramente ha avuto un impatto, tant’è che da qualche giorno è chiusa la libreria Ubik al civico 137 di Fillungo. A far crescere il timore per la sorte della storica attività è anche il fatto che le pagine social ad essa associate siano state cancellate. Gina Truglio, titolare dell’attività, per il momento preferisce non esprimersi sulla vicenda.

La mutazione

Il centro di Lucca si sta trasformando: dal 2012 al giugno 2023 ha perso 66 negozi al dettaglio. Soffrono in particolari le attività storiche per l’esplosione del commercio online ma anche per il costo degli affitti, che in Fillungo hanno raggiunto livelli difficilmente sostenibili. Molte attività a gestione familiare hanno chiuso a volte sostituite dalle grandi catene, le uniche a potersi permettere certi canoni sebbene anche per loro l’epoca d’oro sia finita per via del “fenomeno Amazon”. L’altra faccia della medaglia è l’incremento di attività legate al turismo: affitti brevi, b&b, ristoranti ma anche attività di servizio. Bar e ristoranti dal 2012 sono aumentati di 10 unità in centro, non di più solo per lo stop alle nuove licenze. La città del commercio cambia pelle e non sempre in meglio. 

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