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Lucca, polizza beffa rifilata a un cliente: assicuratori incastrati da un audio

di Pietro Barghigiani
Lucca, polizza beffa rifilata a un cliente: assicuratori incastrati da un audio

Condannati a pagare 40mila euro: rischio furti non inserito nel contratto

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LUCCA. Credeva di poter contare sulla copertura assicurativa dopo i furti di componenti elettroniche all’interno della sua auto di lusso.

Una certezza che è diventata rabbia quando l’automobilista ha scoperto che la polizza sottoscritta non prevedeva rimborsi per quello che aveva subìto.

La beffa dopo il furto. L’ira del cliente si è trasformata in un’azione legale con una richiesta danni che il Tribunale gli ha riconosciuto senza la necessità di particolari istruttorie.

Un conto di oltre 40mila euro a carico dell’assicuratore, con agenzia a Lucca, e di un suo collaboratore per aver indotto «il cliente a sottoscrivere il contratto in termini diversi da quelli espressamente richiesti dal secondo le sue esigenze».

I furti

In due episodi distinti i ladri sottraggono dalla vettura dell’automobilista lucchese una serie di parti interne per la cui riparazione arriva a spendere 33mila euro.

Si presenta dall’assicuratore con cui ha stipulato la polizza e chiede tempi e importi che gli spettano. O meglio soldi che pensava gli spettassero.

Gli assicuratori

Agente e subagente prima nicchiano, poi in maniera esplicita rispondono al cliente che la polizza non copre i danni per quello che gli è capitato. In pratica gli avevano fatto firmare un contratto che non prevedeva la copertura dei rischi per i quali il cliente riteneva di essere coperto.

Scrive il giudice che «difformemente dalle rassicurazioni evidentemente ricevute dal rispetto alle specifiche esigenze di copertura della polizza da questi (cliente, ndr) manifestate, la polizza oggetto di stipula risultava aver escluso la copertura per il furto parziale di valore inferiore all’80% del valore assicurato (cosiddetta Formula Compact) ».

Le registrazioni

La risposta degli assicuratori non solo lo manda in bestia, ma lo stimola nell’escogitare uno stratagemma per incastrarli nelle loro responsabilità. E così torna nell’ufficio alle porte della città.

Addosso ha un registratore con cui ottiene, all’insaputa degli assicuratori, una sostanziale ammissione circa la firma di una polizza diversa da quella che pensava di aver sottoscritto.

Quell’audio è entrato nel procedimento davanti al giudice che sottolinea nella sentenza di condanna: «È stato sostanzialmente riconosciuto dall’agente in sede di interrogatorio formale (nel quale egli è apparso anche incorrere in contraddizioni, come rilevato dal giudice supplente) , che il cliente aveva espressamente chiesto, in fase di trattative, una polizza a copertura onnicomprensiva (inclusiva del furto parziale senza limiti di valore) ; ciò emerge anche dalla trascrizione (prodotta dall’attore (cliente, ndr) e confermata nella sua fedeltà dal Ctu) di dichiarazioni, aventi natura confessoria, rese dall’agente nel corso di colloqui avvenuti, successivamente al verificarsi dei sinistri, tra il cliente (che le ebbe a registrare) e i convenuti (agente e subagente, ndr) .

Scorretti e opachi

Nel riconoscere senza indugio le ragioni dell’assicurato, da tempo ex con l’agenzia di Lucca, il giudice si pronuncia sul comportamento dei due professionisti a cui contesta di non aver «rispettato gli obblighi di legge su di loro incombenti, in termini di trasparenza e di corretta informazione del contenuto della polizza, in particolare inducendo il cliente a sottoscrivere il contratto in termini diversi da quelli espressamente richiesti dal secondo le sue esigenze». La cifra supera i 40mila euro.


 

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