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Lucca

Il caso

Lucca, fa coprire una buca dopo la caduta di un suo operaio: multa di 871 euro

di Pietro Barghigiani

	Il cancello risistemato e a destra il fossetto non ricoperto a causa dell’arrivo della Municipale
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Il cancello risistemato e a destra il fossetto non ricoperto a causa dell’arrivo della Municipale

La denuncia di un imprenditore: «Volevo solo rendere più sicura l’area»

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LUCCA. Nella volontà dell’imprenditore era la rimozione di un pericolo. Un’opera abusiva nell’ottica della polizia municipale. Due posizioni contrastanti con una certezza, almeno in questa prima fase di una storia singolare: la sanzione di 871 euro a carico del committente dei lavori di riempimento della fossetta laterale all’ingresso di un piazzale. Un intervento commissionato dopo la caduta – con lesioni alla gamba sinistra – di un operaio che stava installando il nuovo cancello.

Il multato per aver fatto sistemare terra da riporto e pareggiato così la canaletta a ridosso dell’entrata nel suo capannone è l’imprenditore Francesco Gargani, amministratore della “Antares for water & fire Srl”. La ditta si trova di fronte l’ex Cardini Rettifiche in via Martini a San Filippo il cui fondo è stato comprato da Gargani. Nelle fasi di sistemazione dell’accesso all’area abbandonata e saccheggiata un dipendente della Antares si fa male.

L’imprenditore allora incarica sul momento una ditta di mettere in sicurezza, secondo il suo approccio al problema, il fossetto che costeggia il muro di cinta. Errore. Senza autorizzazione quell’azione all’apparenza di buon senso, dettata dal pragmatismo imprenditoriale, degenera in violazione di legge. Riporta il verbale che è stata «riempita la fossa adiacente al muretto di cinta sulla proprietà del Comune di Lucca ed è stato steso, su gran parte del suddetto marciapiede per la misura di circa 20 metri lineari, riporto di terra constatato dagli agenti verbalizzanti in data 13 dicembre 2023».

Quando l’imprenditore ha ricevuto il verbale non sapeva se essere più arrabbiato o incredulo. Di sicuro si è rivolto al suo legale che ha impugnato la sanzione davanti al prefetto.

«Sto vivendo una situazione davvero paradossale – spiega Gargani – . Un mio dipendente si è fatto male per quella buca. Allora ho pensato di rendere sicuro l’accesso. Mi si contesta che la proprietà è pubblica. D’accordo, allora chi si è fatto male è legittimato a fare causa al Comune perché non ha garantito la custodia di un suo bene».

Sottolinea il titolare della Antares che la fossa non è adibita allo scolo delle acque, ma è stata realizzata dalla Gesam per la stesura della tubazione del gas. «Altri hanno provveduto a proprie spese alla copertura della fossa armonizzandola con l’esistente striscia di prato erboso, già presente tra il perimetro esterno delle recinzioni e della strada via Martini – prosegue Gargani – . La fossa adiacente alla recinzione del nostro stabilimento è rimasta aperta perché lo stabilimento si è trovato in uno stato di abbandono in preda a persone che hanno persino asportato il cancello per venderlo a ditte di recupero di ferro vecchio».

L’arrivo degli agenti ha interrotto i lavori dell’impresa incaricata del riporto di terra. Guardando il cancello solo la fossetta a destra è stata ricoperta, mentre quella a sinistra è rimasta scoperta con un piccolo sbalzo. Conclude amaro l’imprenditore, a cui non risultano multe a carico di chi ha coperto la fossa in altri tratti: «Questa fossa costituirà un pericolo di caduta per i nostri lavoratori che accedono ogni giorno allo stabilimento e anche per le persone vicine che occasionalmente passano in zona». Alla prefettura la decisione se quell’intervento è un’opera abusiva o una soluzione ispirata al buon senso.


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