Sicurezza
Una questione di cuore, Ungaretti nuovo cavaliere della Repubblica
Riconoscimento per il presidente della onlus dedicata al fratello morto d’infarto. Il 20 marzo sarà insignito dell’onorificenza dal presidente Sergio Mattarella
LUCCA. «Squilla il telefono. Un signore all’altro capo dice di chiamare dal Quirinale e mi informa che dovrò andare a Roma perché il Presidente Sergio Mattarella vuole nominarmi Cavaliere al merito della Repubblica». Lì per lì, Stefano Ungaretti, 42enne lucchese, ha pensato a uno scherzo ben architettato. In realtà è tutto vero. Il 20 marzo, il presidente dell’associazione Mirco Ungaretti sarà nominato dal Capo dello Stato Cavaliere della Repubblica per “l'energia profusa nel voler sensibilizzare le persone al mondo del primo soccorso".
La storia di Stefano è triste e al tempo stesso bella: dopo aver perso il padre per un infarto, nel 2009 la stessa sorte tocca al fratello Mirco: «Stava dormendo e si è sentito male – racconta Stefano – Abbiamo poi scoperto che se ci fosse stato un defibrillatore forse si poteva fare qualcosa». Mirco aveva 33 anni ed era responsabile nazionale delle Misericordie.
La sua morte diventa la molla che spinge Stefano a impegnarsi per cambiare le cose e possibilmente salvare delle vite. Nasce così la Mirco Ungaretti, onlus fondata nel 2012 con un obiettivo ambizioso: sensibilizzare le persone al mondo del primo soccorso,
In questi anni la Mirco Ungaretti si è battuta per fare della provincia di Lucca un’area “cardioprotetta”, portando i Dae (defibrillatori semiautomatici) nelle scuole, nei luoghi pubblici, nei centri sportivi, nelle aziende. Oggi ce ne sono oltre 300 in provincia. Eppure non bastano. In Italia ci sono 60mila decessi l’anno per questi malori e molti potrebbero essere evitati se nel momento del bisogno ci fossero persone preparate e un Dae a portata di mano. La tempestività è tutto. Secondo uno studio servirebbe un Dae ogni 400 metri, possibilmente uno in ogni condominio. Ma poi bisogna saperlo usare.
E qui entra di nuovo in gioco Stefano con la sua associazione. La parola chiave è formazione: «Fino a qualche anno fa mandavano il nostro personale nelle scuole a istruire i ragazzi – racconta Stefano –. Un lavoro importante ma che non aveva mai fine visti i numeri e le poche ore a disposizione. Così abbiamo cambiato strategia e abbiamo iniziato a formare i docenti delegando a loro il compito di istruire gli studenti. È stata la formula vincente: un insegnante in un anno è in grado di formare circa 200 ragazzi. Ad oggi abbiamo 100 docenti volontari che conoscono le manovre salvavita, come la rianimazione cardio-polmonare con utilizzo del defibrillatore e le manovre di disostruzione. Grazie a loro tutti gli studenti e gli alunni – dall’asilo alle superiori – che negli ultimi dieci anni sono usciti dalle scuole lucchesi hanno fatto dalle 5 alle 13 ore di formazione sulle manovre salvavita (Blsd) o di disostruzione. Non basta ma è meglio di niente».
A volte è sufficiente per salvare una vita: «Di casi ne abbiamo avuti diversi – racconta Stefano –. Lo scorso anno c’è stata Beatrice Bandiera, una 23enne di Nozzano che ha salvato la vita al nonno usando il defibrillatore in modo appropriato. Poi c’è stato Stefano, uno studente del Pertini, che durante una gita ha rianimato un compagno di stanza in arresto cardiaco. Oppure Matteo, altro ragazzo che grazie alla manovra di Heimlich apprese a scuola ha aiutato il vicino di casa che stava soffocando. Qualche giorno fa una ragazzina mi ha ringraziato su Tik Tok perché ha fatto il massaggio cardiaco a suo padre finché non sono arrivati i soccorsi». I corsi che l’associazione sono gratuiti a disposizione ci sono anche 120 manichini per fare pratica nelle scuole. La battaglia di Stefano non finisce: «Spero che il riconoscimento possa servire – conclude – a far comprendere l’utilità sociale di questa attività in modo da farla diventare obbligatoria nelle scuole di tutta Italia».
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