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Caos assegno di inclusione: in provincia di Lucca no a un terzo dei richiedenti. I motivi e cosa fare

di Gianni Parrini
Caos assegno di inclusione: in provincia di Lucca no a un terzo dei richiedenti. I motivi e cosa fare

Sono più del 30% le famiglie che non hanno ricevuto i soldi

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LUCCA. Non è stato un bell’inizio di 2024 per tante famiglie lucchesi. In molti non hanno ricevuto i soldi dell’assegno di inclusione, la misura introdotta dal governo Meloni in sostituzione del reddito di cittadinanza, rivolta ai nuclei familiari svantaggiati (e non occupabili) in cui sono presenti minori, anziani, disabili o soggetti seguiti dai servizi sociosanitari di Asl e Comuni.

Non è cosa su cui scherzare: si tratta di una platea di persone che spesso versa in situazioni di vera necessità, per le quali il taglio del reddito e il mancato versamento dell’assegno di inclusione (620 euro l’importo medio pagato dall’Inps a gennaio) può provocare seri disagi. Eppure, circa un terzo dei richiedenti è rimasto a bocca asciutta.

A spiegare i motivi è Cristina Moriconi, responsabile dei patronati Inca Cgil della provincia di Lucca. «Ci sono stati dei problemi – spiega – e tante famiglie non hanno avuto i soldi in questi primi due mesi. Noi abbiamo iniziato a presentare le domande il 18 gennaio per consentire alle famiglie di ricevere il primo versamento sulla tessera blu delle Poste già dal 26 gennaio o eventualmente il 15 febbraio. Molti aspetti erano ancora da chiare ma l’Inps ha preferito aprire alle domande e così tante sono state bocciate. Le ragioni sono svariate: un quarto delle richieste sono state respinte e in questi casi il problema principale è rappresentato dalla soglia Isee, più restrittiva rispetto a quella prevista per il reddito di cittadinanza. Altre ancora hanno ricevuto il diniego per via del reddito e delle scale di equivalenza, il parametro che consente di confrontare situazioni differenti. Un altro 10 per cento delle domande, invece, è sospeso in attesa di verifiche. In questo caso i problemi sono legati al mancato riscontro con Comuni e Asl del fatto che il soggetto sia effettivamente in carico ai servizi sociali o sanitari. Del resto, i documenti non possono essere allegati alla domanda, si può mettere solo il numero di protocollo del certificato, poi c’è da attendere il riscontro. Che non è sempre scontato: molti cittadini, ad esempio, hanno fatto un accesso ma non sono stati veramente presi in carico dai servizi. In altri casi, invece, le banche dati non dialogano e quindi le domande sono bloccate. Ad esempio, l’Inps non ha accesso alle banche dati delle questure relative ai permessi di soggiorno, che sono requisito essenziale per chi arriva da altri Paesi. Altra questione annosa è quella dell’aggiornamento della residenza. Abbiamo avuto un signore che, essendo stato ricoverato per sei mesi in ospedale, ha perso la residenza e il suo assegno sociale è bloccato. Il problema è che anche gli uffici locali dell’Inps non hanno molto margine di manovra, la procedura è centralizzata».

Se la domanda è respinta cosa occorre fare? «Bella domanda – spiega Stefania Fontanini, del patronato Uil, che tra Lucca e Garfagnana al momento ha inviato circa 200 domande –. Il 27 febbraio dovrebbe uscire una circolare in cui l’Inps chiarirà come chiedere il riesame delle pratiche respinte. In ogni caso, il cittadino può presentare nuovamente la richiesta il mese successivo, tanto la misura viene erogata ugualmente per 18 mesi. In generale il sistema è farraginoso: ad esempio, se uno sbaglia a spuntare una casella, poi non può più correggere l’errore».

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