Gioco
«L’affetto è stato una medicina»: il ritorno al lavoro di Giulio Sensi
Dopo la caduta in cui aveva rischiato la vita, l’ex presidente Geal si racconta
LUCCA. La bici fa sempre parte della sua vita. Per quelle agonistiche magari c’è tempo. Di sicuro Giulio Sensi è tornato a pedalare. Non è un dettaglio di circostanza. È un segnale fisico e mentale.
Vittima a novembre di un malore, mentre era in bicicletta, che lo aveva portato a un passo dalla morte, il 43enne giornalista e comunicatore è tornato al lavoro. E lo ha fatto presentandosi in sella al mezzo a due ruote da città parcheggiato sotto l’ufficio della Fondazione per la Coesione Sociale.
I messaggi d’affetto
«Dai miei splendidi colleghi» è la premessa di Sensi nell’annunciare il recupero di una quotidianità fatta di piccoli gesti.
In questi mesi il professionista ha fatto il pieno di messaggi sinceri e di una vicinanza che non immaginava di poter innescare.
«Questa ondata di affetto, non solo sui social, ha avuto l’effetto di una medicina» racconta l’ex presidente di Geal che poco alla volta sta riprendendo spazi e abitudini interrotti quella domenica mattina di novembre in cui finì nella terra di mezzo della terapia intensiva in stato di incoscienza.
Le cause
«Ancora non è chiaro cosa sia accaduto nel mio corpo – spiega Sensi – . Non è stato niente a livello neurologico. Nella lettera di dimissioni si parla di sincope, ma i controlli fatti anche per il cuore non hanno rilevato problemi. Prima di partire avevo anche mangiato, non credo possa essere stato un calo di zuccheri. Ancora non so cosa ha provocato la caduta sull’asfalto. Quella sì che mi ha messo ko».
La ripartenza
L’esistenza di Sensi riparte dopo uno stop che non gli ha lasciato strascichi sulla salute. Sentirsi chiedere “come stai” è un balsamo che rimette al centro la persona e riordina l’approccio al proprio universo relazionale.
«Dopo più di tre mesi è stato emozionante pedalare; con un caschetto di sicurezza, piacevole e sereno uscire da solo di primo mattino da casa, facendo la giusta attenzione alle auto e agli altri mezzi – scrive in un lungo post – . È bello lavorare ancora, è bello tornare a fare cose che si facevano prima di sfracellarsi al suolo e finire sotto. Rimanere sotto per tanto tempo. Settimane curato da splendide persone. Fermo in letti di ospedale».
Abbraccio sincero
La lotta per sopravvivere, poi la riabilitazione, sentirsi abbracciato da una moltitudine di persone che traducono in energia un sentimento sincero.
«È bello avere cura delle persone che ti amano, dedicare forza a chi vive o lavora accanto a te e ti restituisce l’enorme valore umano che ti ha sempre donato – riflette il giornalista e manager pubblico – . Dedicarsi ai propri affetti e, con tutta l’energia possibile, alla mia sorella, ai miei amici e alla mia fantastica figlia così felice di avermi ritrovato forte come mi ha sempre goduto. Senza esaurire l’amore per la fragilità di chi ce la fa con fatica o non ce la fa: in fondo questa è la lezione più grande che mi ha insegnato la terribile esperienza che ho vissuto».
“Miracolato”
Dice di aver vissuto come un effetto straniante sentirsi chiamare “miracolato” dai medici, «ripensare anche alle cose belle e quelle brutte che nella mia vita sono troppe, ma non più di quelle meravigliose. Pensare con incertezza, ma con convinzione, di avere la forza di recuperare. Di aver reagito con forza. Di star lottando e recuperando».
«Emozionato»
Per Sensi le priorità non sono cambiate. Dal lavoro alla famiglia e agli amici, «Alessio Ciacci è un fratello».
«Quando capita quello che è successo a me il modo di vedere le cose cambia – conclude Sensi – . Questo grande amore di così tante persone è un bene immenso che mi godo con tanto piacere. Mi commuove, mi emoziona».
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