Il Tirreno

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Tribunale

Barga, operatrice sanitaria uccisa in casa: assolto ex dipendente comunale

di Luca Tronchetti

	Da sx il legale Romanini, Fabio Picciolo, l’avvocato Carloni e l’avvocato Marenghi
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Da sx il legale Romanini, Fabio Picciolo, l’avvocato Carloni e l’avvocato Marenghi

Era accusato di averla soffocata con il cuscino in camera da letto

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 BARGA. Non è stata raggiunta la prova della colpevolezza dell’omicidio volontario semplice di Ursula Turri, 49 anni, operatrice sanitaria trovata cadavere nella sua abitazione di Barga il 19 novembre 2019. Così il giudice dell’udienza preliminare Simone Silvestri manda assolto Fabio Piccolo, 58 anni, celibe, per quasi 30 impiegato all’ufficio protocollo del comune di Barga prima di essere licenziato, in passato detenuto per detenzione di droga ai fini di spaccio (800 grammi di hashish pronti per essere ceduti e patteggiamento a tre anni), accusato di un reato orribile: aver ucciso la ex compagna soffocandola con un cuscino nella sua camera da letto. Venti minuti di camera di consiglio concludono una serie di udienze camerali iniziate quasi 24 mesi fa lasciando pienamente soddisfatta la difesa dell’imputato – avvocati Carloni, Marenghi e Romanini, da sempre convinti dell’innocenza del loro assistito tanto che avevano chiesto il rito abbreviato condizionato dall’esame di testimoni e l’acquisizione di consulenze – con l’ex dipendente comunale che in un composto silenzio ha assistito a tutte le udienze seduto accanto ai suoi legali.

Di contro si legge tanta amarezza e delusione negli occhi dei familiari della vittima, il padre Gianluigi e il fratello Leonardo costituitesi parte civile e assistiti dall’avvocato Paolo Mei. Adesso l’accusa, retta dal pubblico ministero Antonio Mariotti, attenderà i fatidici 90 giorni per leggere le motivazioni della sentenza che poi potrà decidere o meno di impugnare.

Dall’overdose al delitto

Fu proprio il magistrato – che aveva creduto molto in questo processo avvalendosi della consulenza medico legale di Stefano Pierotti e dei genetisti Silvano Presciuttini e Anna Rocchi dell’università di Pisa – a orientare l’indagine in seguito all’autopsia, dopo che inizialmente i carabinieri di Barga avevano ipotizzato una causa naturale o un decesso in seguito a overdose visto che la vittima in passato aveva fatto uso di sostanze stupefacenti. Il riscontro diagnostico evidenziò la presenza sul viso della vittima di escoriazione rotondeggianti compatibili con il disegno del bordo di una federa del cuscino sequestrato nella camera dell’operatrice sanitaria ed emersero lesioni da difesa frutto di colluttazione con un’altra persona: il suo assassino. Adesso c’è la certezza che Ursula Turri quella sera fu ammazzata. Ma non c’è una prova che dimostri che ad ucciderla fu proprio l’indagato con cui aveva avuto una relazione, continuava a vederla e a fornirle lo stupefacente. Un processo partito in salita con una settimana – quella iniziale dove l’ipotesi omicidiale era di là da venire – perduta ai fini investigativi e con l’impossibilità a reperire e isolare altri reperti (impronte digitali sulle porte, tracce sugli oggetti e sui pavimenti) visto che in quella casa, dopo la scoperta del cadavere, erano entrate decine e decine di persone. Sulle unghie della vittima poi vennero trovati, oltre a quello di Picciolo, altri due profili genetici di cui si disconoscono le generalità. Il collegio difensivo ha puntato molto sulle carenze investigative concentratesi solo ed esclusivamente sull’ex dipendente comunale.

La tecnologia che uccide

Nell’udienza di ieri pomeriggio – iniziata alle 14 e conclusa alle 16,54 quando il giudice Silvestri si è ritirato per la decisione – il pubblico ministero e la parte civile avevano chiesto un nuovo rinvio per ulteriori approfondimenti legati ai quesiti non chiariti appieno dal perito informatico nominato dal giudice sui cellulari della Turri e di Picciolo. I software di nuova generazione sono in grado di verificare con maggiore esattezza e precisione le interazioni avvenute tra i due e stabilirne con esattezza la posizione nelle ore precedenti al decesso. Invece per l’accusa la perizia non chiariva il tentativo di connessione del telefonino di Picciolo con il router della Turri la sera del delitto. E il nuovo rinvio serviva per ottenere certe informazioni e dati scientifici alla Huawei. Per l’accusa fondamentali per stabilire la presenza di Picciolo nella camera da letto all’ora del delitto. l
 

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