Il Tirreno

Lucca

Cold case tra Piana e Montecatini

Lucca, omicidio del 2008: la svolta dal dna

di Massimo Donati
Lucca, omicidio del 2008: la svolta dal dna<br>

Un camionista di Porcari è accusato di aver ucciso una prostituta dopo un rapporto. La Procura ha chiesto il processo

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PORCARI. Sulle braccia e sulle mani, mentre tentava disperatamente di difendersi. E poi sul collo, sul torace, sull’addome, sulle gambe. E anche alla schiena, mentre cercava di sfuggire al suo aggressore trascinandosi sul pavimento. Decine e decine di coltellate, di punta e di taglio. Sferrate con cieca furia omicida. Nessuna delle quali però aveva raggiunto un organo vitale. Isabel Cristina Macarthy morì dissanguata, al termine di una straziante agonia. Era il 19 aprile 2008 quando la 47enne prostituta di origini brasiliane venne massacrata nel suo appartamento di via Marconi, a Montecatini.

A quasi 16 anni da quel tragico pomeriggio, per quello che ormai sembrava destinato a finire in archivio come un delitto irrisolto, è arrivata una clamorosa svolta. Grazie a una traccia di saliva trovata su una calza, in corrispondenza di uno dei segni di morso lasciati dall’assassino sulla coscia destra della vittima. Come nel famigerato caso dell’omicidio della piccola Yara Gambirasio, è stata una corrispondenza genetica del cosiddetto aplotipo Y – quello che viene ereditato per via patrilineare dai maschi di una stessa famiglia – a guidare gli investigatori della squadra mobile di Pistoia fino al presunto assassino.

E adesso, concluse le complesse indagini che erano state riaperte nel 2019, la procura di Pistoia ha chiesto il rinvio a giudizio di un autotrasportatore di 49 anni. Pasquale Buccolieri, originario della provincia di Brindisi, residente a Porcari, in provincia di Lucca, è accusato di omicidio volontario.

Come detto, l’inchiesta sul delitto di via Marconi non era mai stata ufficialmente chiusa e, grazie ai passi da gigante compiuti dalla scienza nel campo del dna, aveva subito una nuova accelerazione cinque anni fa.

Gli inquirenti erano arrivati a circoscrivere i sospetti su un gruppo di dieci persone, ma dalle perizie disposte dal gip con un incidente probatorio non era arrivata la prova sperata.

Né dalla comparazione delle tracce di dna, né dalle analisi sulle orme insanguinate trovate sul pavimento e sulle impronte di morsi lasciate su un braccio e su una gamba della vittima. Pareva essere stata quella l’ultima chance per evitare l’archiviazione del “cold case” di Isabel Cristina. Fino al maggio di due anni fa. Quando dal dipartimento centrale anticrimine della polizia di Stato è arrivata l’attesa notizia: il cromosoma Y della traccia di dna estrapolata dalla saliva ritrovata sulla calza autoreggente della vittima aveva una corrispondenza con quello di un pluripregiudicato residente in provincia di Brindisi, il cui dna era stato schedato proprio per i suoi trascorsi giudiziari. Ed è da lì che, nel massimo riserbo, hanno ripreso vigore le indagini dei poliziotti della squadra mobile di Pistoia, che hanno scavato senza sosta nella vita e negli spostamenti all’epoca del delitto sia del 47enne che dei suoi fratelli. Senza trovare legami con Montecatini o con la Toscana.

A quel punto sono passati alla famiglia del cugino del padre, ormai deceduto ma con due figli maschi. Uno dei quali risultato residente a Porcari, a soli 25 chilometri dal luogo del delitto, già dal 2005: Pasquale Buccolieri. Che era fra i clienti della vittima, come testimoniato da due suoi amici, che avevano spiegato ai poliziotti che era stato proprio il 49enne autotrasportatore a dare loro il numero di telefono e l’indirizzo della donna. E con un profilo genetico compatibile con quello ritrovato sulla calza di Isabel.

Così come le sue arcate dentali vengono ritenute dagli inquirenti compatibili con i segni dei morsi trovati sulla donna.

Fatto sta che, forte anche delle risultanze delle intercettazioni telefoniche e ambientali predisposte, il sostituto procuratore Luisa Serranti, titolare dell’inchiesta, ha chiesto il suo rinvio a giudiziol

Massimo Donati

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