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La diatriba

Caso Raspini-Santini, condanna confermata anche in appello

Francesco Raspini capogruppo el Pd in consiglio comunale
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Francesco Raspini capogruppo el Pd in consiglio comunale

La vicenda scaturisce da illazioni riguardanti il ruolo di Petrozziello. L’attuale assessore al Turismo dovrà risarcire il capogruppo Pd

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LUCCA. Respinto, con condanna alle spese, il ricorso presentato da Remo Santini, attuale assessore del Comune di Lucca e all’epoca dei fatti capogruppo di SiAmo Lucca e caposervizio de La Nazione di Viareggio, contro la sentenza di primo grado che aveva accordato un risarcimento nei confronti di Francesco Raspini, rappresentato dall’avvocato Lorenzo Nannipieri, allora assessore e oggi capogruppo all’opposizione del Pd.

«L’appello – si legge in una nota diffusa da Raspini – ha confermato la sentenza di primo grado e ha confermato che nel suo ruolo di oppositore politico, Santini ha gettato discredito gratuito su Raspini, senza neanche chiedere chiarimenti e decidendo invece di presentare come fatti certi quelli che erano solo illazioni».

I fatti risalgono all’ottobre del 2019. Santini, sia per mezzo stampa, sia durante una conferenza in piazza San Frediano, sostenne: «La giunta è supina e ai piedi dell’assessore Raspini che addirittura si è fatto anche un addetto stampa personale. Ci sembra anche che ci sia il tentativo di mischiare poteri, di mischiare poteri diversi della città. Non è un caso che abbiamo parlato anche di quella che ritengo essere un’anomalia, cioè il fatto che chi cura la comunicazione per quanto riguarda la Fondazione Cassa di Risparmio sia la stessa persona che cura la comunicazione di Raspini. Ci sembrano esagerazioni e arroganze di cui la città non ha bisogno». Il riferimento era a Marcello Petrozziello, storico giornalista, deceduto nel giugno del 2021.

Quelle espressioni sono state ritenute lesive dell’onore e della reputazione di Raspini, poiché riportanti una notizia falsa, in quanto mai realmente accaduta, con portata diffamatoria, relativa all’inopportunità per un assessore comunale di dotarsi del medesimo addetto stampa della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, insinuando così un’indebita commistione “tra poteri diversi della città e cioè da un lato l’esecutivo comunale e dall’altro la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca” e invitando la Fondazione Cassa di Risparmio a “prendere le distanze da questa situazione, al fine di evitare possibili strumentalizzazioni dell’ente”.

In particolare, due sono i passaggi salienti della sentenza. Il giudice scrive che il testimone chiamato da Remo Santini non aveva alcuna attendibilità in quanto “era in stretti rapporti con l’odierno appellante: i due si conoscevano da molti anni ed erano dipendenti presso la stessa testata giornalistica ove per molto tempo la testimone, in qualità di collaboratrice, era stata gerarchicamente sotto-ordinata proprio a Remo Santini, caporedattore” e aggiunge il giudice “simpatizzava per le sue posizioni politiche”. “Insomma, affermare che Raspini aveva arruolato Petrozziello quale proprio addetto stampa – a titolo oneroso, per amicizia o per convergenza e convenienza politica poco cambia – è affermazione che l’istruttoria espletata non ha affatto confermato. Ma se così è, nel divulgare tale notizia l’appellante fu effettivamente fazioso o quantomeno incauto”. E inoltre: “Santini non poteva neppure beneficiare dell’esimente della verità cd. putativa, perché essa presuppone che chi imputa ad altri contegni contrari a correttezza faccia, prima, "ogni sforzo diligente” per verificare se tali contegni siano realmente stati tenuti”.

Nel caso in esame, invece, per ammissione dello stesso Santini, non ci fu nessuna verifica rispetto a quanto da lui sostenuto, circa la veridicità delle informazioni diffuse come verità e certezze.

«Per la seconda volta la Magistratura si è espressa in mio favore – commenta Raspini – condannando l’attuale assessore Remo Santini al risarcimento danni visto che ha diffuso notizie false e lesive nei miei confronti. Una vicenda molto spiacevole nella quale sono stato tirato in mezzo solo per motivazioni strumentali da parte di Santini, senza neanche mai sentir proferire una parola di scuse. Sono contento dell’esito, sia in primo grado che in appello, e lo sono anche per Marcello Petrozziello, la cui onorabilità, in quei giorni, è stata intaccata tanto quanto la mia. Marcello non è mai stato il mio addetto stampa, anche se lo conoscevo e lo stimavo e oggi purtroppo non c’è più. Ma posso immaginare che sarebbe stato sicuramente contento di vedere ristabilita la verità».

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