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Lucca, striscione di Mussolini a casa Tambellini: assolti militanti di Forza Nuova

di Gianni Parrini
Lucca, striscione di Mussolini a casa Tambellini: assolti militanti di Forza Nuova<br>

In tre erano accusati di apologia di fascismo. Per i giudici il fatto non sussiste. Pesa il verdetto recente della Cassazione. L’ex sindaco: «Aspetto le motivazioni»

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LUCCA. “Assolti perché il fatto non sussiste”. Con questa formula, ieri pomeriggio il collegio del tribunale di Lucca ha assolto tre esponenti di Forza Nuova dall’accusa di apologia di fascismo aggravata da idee razziste. Secondo la prospettazione degli inquirenti, nella notte tra il 21 e il 22 novembre 2017 Giovanni Damiani, 51 anni, di Lucca, all’epoca coordinatore provinciale del movimento di estrema destra; il coordinatore toscano Leonardo Cabras, 41 anni, di Livorno; ed Eugenio Nardi, 34enne di Altopascio si erano introdotti nella corte privata in cui abitava l’allora sindaco Alessandro Tambellini, esponendo uno striscione con la scritta “Unica cittadinanza onoraria S.E. Benito Mussolini”. Un riferimento alla cerimonia per il conferimento della cittadinanza onoraria a 38 giovani figli di immigrati, che si era svolta pochi giorni prima in Comune. Un’intimidazione che aveva creato molto clamore ed era finita in tribunale (pm Salvatore Giannino) con lo stesso Tambellini costituitosi parte civile assieme ad Anpi e Regione Toscana, nel procedimento contro i quattro imputati. Assieme a Nardi, Damiani e Cabras sarebbe stato presente Michele Ghilarducci, di Pietrasanta, già segretario territoriale di Forza Nuova in Versilia. Ma la posizione di quest’ultimo era già stata giudicata con rito abbreviato nell’aprile del 2022. In quell’occasione il giudice dell’udienza preliminare Alessandro Trinci aveva condannato a otto mesi (con sospensione della pena) e 400 euro di sanzione l’esponente di Forza Nuova. Ieri, invece, il collegio giudicante presieduto da Riccardo Nerucci ha deciso diversamente per gli altri imputati: «Per la difesa dei tre oggi assolti – spiega l’avvocato Luca Fusi, difensore di Nardi e Damiani – non poteva esserci il reato per molteplici motivi: l'assenza di prove su chi materialmente aveva appeso lo striscione; la mancanza del luogo pubblico, essendo lo striscione stato appeso all'interno di una corte privata; la assenza di idee razziste nei post su Facebook e sullo striscione, in quanto essere contro lo Ius Soli e la sostituzione etnica degli italiani è una idea politica legittima che fa parte del dibattito pubblico». La difesa ha dimostrato, anche documentalmente e con video, che nel 2017– ossia l'epoca dei fatti processuali – anche i leader dei partiti di massa come l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro Matteo Salvini, in differenti occasioni oltre ad aver detto chiaramente no allo Ius Soli, avevano esplicitamente accusato il Pd e la Sinistra di creare i presupposti della sostituzione etnica degli italiani con l'aiuto della Finanza internazionale».

Sul giudizio di assoluzione probabilmente ha pesato la recente sentenza delle Sezioni unite della Cassazione, che a gennaio ha cancellato la condanna e disposto un nuovo processo di Appello per otto militanti di estrema destra che avevano fatto il saluto romano nel corso di una commemorazione a Milano il 29 aprile 2016. Secondo gli Ermellini il saluto romano rappresenta una violazione della legge Scelba solo se il pericolo di riorganizzare il fascismo è concreto.

Un’amara sorpresa per l’ex sindaco Tambellini: «Prendo atto della decisione dei giudici e mi fermo qui perché non è mia abitudine commentare le sentenze – spiega l’ex sindaco –. Aspetteremo le motivazioni e poi decideremo cosa fare». Il clima politico di certo non è dei migliori: «Per gli stessi fatti abbiamo avuto prima una condanna e poi tre assoluzioni – spiega l’avvocato Luca Cantini, che rappresenta Tambellini –. In mezzo c’è stata la sentenza della Cassazione che evidentemente ha influito sull’interpretazione da dare alla norma. Comunque aspettiamo che vengano depositate le motivazioni e poi valuteremo un eventuale ricorso in Appello». l

Gianni Parrini

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