Il Tirreno

Lucca

Il caso

Tenta di strozzarla davanti al figlio

di Pietro Barghigiani
Tenta di strozzarla davanti al figlio

Dopo anni di calvario la donna decide di denunciare il convivente violento. Chiesta una condanna a 18 mesi per lesioni personali e maltrattamenti in famiglia

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MEDIA VALLE. Offesa davanti al figlio piccolo. Ma anche minacciata e afferrata al collo come per strangolarla.

Un inferno durato almeno quattro anni quello che ha dovuto sopportare una donna residente in Media Valle che nel novembre 2019 si decise a querelare il convivente e padre di suo figlio. Ora il 39enne (avvocato Sergio Conti) è a processo (giudice Nidia Genovese) per maltrattamenti in famiglia aggravati dalla presenza del bimbo durante gli episodi contestati nella denuncia. E deve rispondere anche di un altro reato, quello di lesioni personali aggravate, sempre perché al momento dei fatti contestati il piccolo era nella stanza. Un’aggravante che la legge traduce in violenza assistita. Il pm onorario Fabrizio Bartelloni ha chiesto una condanna a un anno e sei mesi

Nel racconto della donna le liti sono frequenti e spesso degenerano con il convivente che per futili motivi arriva a offendere la madre di suo figlio apostrofandola con epiteti volgari e denigratori del tipo «sei una p...a, mi fai schifo». In un’occasione la colpisce al volto con un pugno e la minaccia con un attrezzo ginnico.

Poi cerca di strangolarla: «Urla, tanto non ti sente nessuno». E a seguire la colpisce, secondo la querela, con testate per poi distruggere arredi e suppellettili della casa. Una furia in casa in un terrore contro la donna ed esteso al figlio che in quei frangenti drammatici era a pochi metri dai genitori in lite. Secondo l’accusa a guidare le azioni dell’uomo sarebbe stata la volontà di umiliare e intimidire la compagna in un rapporto impostato sulla sudditanza della convivente. Una situazione difficile da vivere che non usciva dalla mura domestica per la scelta di lei di non rendere pubblico un disagio che spesso degenerava in violenza. Ma un giorno, siamo nel novembre 2019, le parolacce e la mortificazione lasciano spazio all’aggressione fisica. E a quel punto, pensando anche il bimbo costretto a subire quel clima avariato, la donna decide di denunciare il convivente. Per l’ennesima volta, ma con una rabbia diversa che faceva paura, l’uomo si avventa su di lei, sempre con il figlio a pochi metri. Prima la strattona, poi le mette le mani al collo. Pochi secondi scanditi dalle urla della donna. Che non resta in casa come era avvenuto in occasione dei precedenti assalti d’ira e non solo. Prima va al pronto soccorso dove viene refertata per “abrasioni alla faccia, al collo e al cuoio capelluto”. E la seconda mossa è la querela contro il convivente. Atti e situazioni confermati a voce in aula durante il processo, anche se poi nel tempo ha ritirato la querela.

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