Italia
Cresce la violenza sulle donne. 103 denunce in novanta giorni
Il procuratore Manzione: «Percentuale in aumento a gennaio»
LUCCA. Abusate, insultate, picchiate, maltrattate, perseguitate, villipese da chi dovrebbe amarle e proteggerle sia questi padri, mariti, compagni o fidanzati. Alla Procura di Lucca preoccupa, più di ogni altro dato tra quelli commessi nell’anno appena trascorso, il fenomeno davvero allarmante del “Codice Rosso”. Da ottobre, mese dell’entrata in vigore dell’inasprimento della legge, a dicembre 2023 l’ufficio del pubblico ministero ha registrato 103 denunce con una media impressionante di 1,2 segnalazioni al giorno distribuite equamente tra Lucca, Piana, Media Valle e Garfagnana, la Versilia. «E nel mese di gennaio va pure peggio – dice con una certa apprensione il procuratore della Repubblica, Domenico Manzione _ con 38 denunce registrate. E questa situazione di emergenza nazionale assorbe i tre magistrati delegati alle fasce deboli e in particolare alla violenza contro le donne e quella domestica (Paola Rizzo, Elena Leone e Alberto Dello Iacono) con buona parte delle forze di polizia che devono svolgere accertamenti con estrema rapidità generando in tal modo comprensibile apprensione. E la valutazione dei fatti da “Codice Rosso” non solo produce carico di lavoro, ma anche pressione psicologica sui colleghi». Il pm, entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato che può essere fornita inizialmente anche solo in forma orale dalle forze dell’ordine, deve assumere informazioni delegando la polizia giudiziaria degli atti d’indagine prendendo direttamente informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato. E in quel breve lasso di tempo il magistrato deve fare valutazioni legate all’aspetto umano e psicologico prevedendo le possibili degenerazioni entrando nella testa dei maltrattanti. «La legge attribuisce al pm il compito di fare valutazioni articolate e complesse con l’inserimento nel codice di procedura penale di un nuovo articolo sulle misure urgenti di protezione della persona offesa ai sensi del quale il pubblico ministero deve valutare se richiedere l’applicazione delle misure cautelari in 30 giorni nei confronti dei maltrattanti dopodiché il gip avrà ulteriori 20 giorni per rispondere alla richiesta» prosegue il Procuratore.
Analisi sociologica
L’aumento di denunce può essere interpretato in due modi opposti: uno legato a un semplice effetto emulativo, l’altro a una presa di coscienza dell’opinione pubblica dopo i recenti ed efferati femminicidi. «La cartina di tornasole sono gli epiloghi dei procedimenti che affrontiamo. _ prosegue _ Perché in molti casi le situazioni iniziali di denuncia possono ricomporsi e la conflittualità all’interno della coppia, spesso alimentata da situazioni personali e familiari, si va ad attenuare o a ricomporre in modo da non produrre alcun effetto giuridico pur avendo impegnato per mesi e mesi forze dell’ordine e magistratura». In sintesi l’aspetto sanzionatorio non è risolutivo.
Misure alternative
«Si può restare delusi nel verificare che l’equazione aggravamento sanzionatorio uguale riduzione dei reati tipici del Codice Rosso (maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, lesioni, minacce) non porta ai risultati sperati» chiosa il procuratore. Ecco che accanto allo strumento sanzionatorio si affiancano misure socioculturale in grado di creare consapevolezza nei soggetti che compiono reati tipici del Codice Rosso ai danni di madri, mogli, compagne ed ex fidanzate. «Si è creata una sinergia tra procura, gip, tribunale con l’ufficio esecuzioni esterne che si occupa del trattamento socio-educativo di persone sottoposte a misure restrittive. Tra le varie norme sulla sospensione della pena c’è quella della partecipazione ai corsi di recupero per uomini maltrattanti. Un percorso non afflittivo della pena attraverso enti e associazioni che utilizzano psicologi e psicoterapeuti sul territorio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
