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Medicinali introvabili, da quelli per dimagrire a quelli per i pazienti pancreatici: ecco la lista e il perché della carenza

di Gianni Parrini
Medicinali introvabili, da quelli per dimagrire a quelli per i pazienti pancreatici: ecco la lista e il perché della carenza

Mancano anche farmaci di uso comune per influenza e malattie respiratorie ma ci sono comunque i generici. Il presidente dell’Ordine dei farmacisti della provincia di Lucca, Salvatore Ingrosso: «Il mercato italiano è poco allettante per le aziende»

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LUCCA. Farmaci introvabili, ecco i più comuni: da quelli per abbassare la febbre a quello che fa dimagrire. Le farmacie del territorio cercano di sopperire alle carenze ma è il sistema stesso che a volte guarda più al guadagno che alla salute. Ma andiamo con ordine.

L’elenco

Sono 2.567 i medicinali carenti inseriti nell’ultimo elenco, aggiornato al 2 febbraio, redatto dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Una lista lunghissima in cui oltre al nome del medicinale sono indicati, il produttore, la forma farmacologica (pillole, soluzione orale, ecc.), la data di inizio e di presunta conclusione della carenza; l’esistenza o meno di medicinali equivalenti; le motivazioni che hanno determinato la scarsità del medicinale. Dentro ci sono nomi di farmaci di uso comune, soprattutto in periodi di influenza e malattie respiratorie. Mancano, ad esempio, l’Ibuprofene per bambini al gusto arancio, medicinale molto usato per abbassare la febbre. Oppure l’Augmentin sciroppo al gusto di frutti misti, antibiotico tra i più utilizzati per le infezioni del cavo orale. Ma nella lista degli introvabili ci sono anche medicinali meno noti che però hanno una grande importanza per chi ne ha bisogno. È il caso del Creon, un farmaco per il trattamento dei pazienti con insufficienza pancreatica che al contrario della maggior parte di quelli in elenco non ha un equivalente.

Gli equivalenti

Il cosiddetto “generico” è un farmaco copia dell’originale: stessa molecola, stesso principio attivo, identica modalità di rilascio all’interno dell’organismo. La differenza sta nel nome e soprattutto nel prezzo, solitamente inferiore. Questo avviene non perché il medicinale sia scandente, ma semplicemente perché il brevetto dell’originale, dopo 10 anni dalla messa in commercio, è scaduto e di conseguenza altri produttori lo replicano ma a prezzi più bassi per accaparrarsi la clientela. In Italia il consumo dei farmaci equivalenti si aggira attorno al 20% mentre nel resto d’Europa siamo sul 50%. Questo perché i clienti nostrani sono affezionati ai brand e ai nomi ma in realtà a contare è la molecola. Per intenderci, se non ci sono Nurofen o Brufen, si trova lo stesso un farmaco generico a base di ibuprofene. Idem con l’Augmentin, il cui principio attivo è dato dall’amoxicillina. Ma torniamo ai farmaci carenti.

Gli introvabili

«L’anno scorso fu un disastro perché mancavano medicinali di uso comune per il trattamento di influenze e malattie respiratori – spiega Salvatore Ingrosso, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Lucca – Quest’anno le case farmaceutiche hanno aumentato la produzione e questi prodotti si trovano con più facilità e se mancano ci sono comunque gli equivalenti. I problemi veri sono su altri prodotti. Ad esempio il Saxenda, della danese Novo Nordisk, farmaco a base di liraglutide divenuto un cult assieme all’Ozempic, quest’ultimo tolto dal mercato. Sono nati per il trattamento del diabete ma hanno avuto enorme successo per la loro efficacia nel far perdere peso. Un altro farmaco che sta mancando sugli scaffali è il Creon, i pazienti che lo utilizzano non sono tantissimi ma è fondamentale e non ha un equivalente».

Le cause

La carenza di farmaci può avere varie spiegazioni: richiesta elevata, problemi dell’azienda produttrice, carenza di principi attivi e dei rifornimenti di packaging. Ma il più delle volte queste carenze sono dovute al mercato: «Esiste una carenza dovuta a ragioni commerciali – spiega Ingrosso –. Per le aziende farmaceutiche il mercato italiano è poco appetibile e vi destinano una parte limitata della produzione riservando il grosso ad aree in cui i farmaci sono pagati di più. Inoltre, anche la quota destinata al nostro Paese talvolta finisce in un mercato parallelo che la riporta oltre confine. In passato questa tendenza non ha creato grandi carenze, adesso però sta mettendo in crisi il sistema di approvvigionamento. Serve un intervento a livello europeo per uniformare i prezzi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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