Il Tirreno

Lucca

Un reato, due sentenze

Castelnuovo, condannato a risarcire i danni per il furto di ori e gioielli

di Pietro Barghigiani
Castelnuovo, condannato a risarcire i danni per il furto di ori e gioielli<br>

Assolto dall’accusa di ricettazione, ma dichiarato responsabile a livello civile

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CASTELNUOVO. Assolto nel penale dal reato di ricettazione di gioielli, un operaio di Castelnuovo, conosciuto per i suoi successi sportivi, è stato condannato dal Tribunale di Lucca a pagare circa 10mila euro alla coppia derubata che rivide i monili spariti da un orafo dopo averne denunciato il furto.

Una valutazione opposta quella dei giudici penali e civili sul comportamento dell’uomo che, all’epoca del processo, giustificò il possesso dei preziosi offerti al negoziante con regali fatti nel tempo dai suoi familiari e che aveva trovato una catenina nel condominio dove vivevano anche i derubati. Solo che su quella catenina erano incisi nome e data di nascita del figlio della coppia.

La donna dopo aver denunciato ai carabinieri il furto dei gioielli, custoditi in camera da letto, era andata da un orafo che le aveva mostrato diverse fotografie con 20 oggetti d’oro acquistati dall’operaio. Lei ne riconosceva come propri 19. Marito e moglie abitavano nello stesso palazzo del- gli attori all’epoca dei fatti abitavano nello stesso palazzo condominiale dell’operaio e del coniuge che aveva rapporti di rapporti con una parente della coppia. Insomma, c’era qualcosa di più di una conoscenza.

Processato e assolto nel penale, in appello i giudici aveva accolto le istanze delle parti civili condannando l’uomo al risarcimento del danno liquidato in 3mila euro.

Lui ha sempre negato di aver rubato i gioielli. «Me li hanno regalati perché li vendessi, mi era nato un figlio ed ero sulle spese» era stata la sua tesi. Di contro la proprietaria aveva dimostrato di conoscere nel dettaglio i preziosi rubati prima ancora che le venissero sottoposti per il riconoscimento.

Scrive il giudice: «Ulteriore indice di appartenenza alla coppia dei gioielli in questione è rappresentato dal braccialetto in oro sul quale sono incisi nella targhetta nome e data di nascita del figlio, in relazione al quale il convenuto (l’operaio, ndr) ha controdedotto di averlo trovato all’ingresso delle scale condominiali alla fine dell’anno. La circostanza appare poco credibile, non solo per la sua genericità, ma soprattutto per la consapevolezza da parte del convenuto che il braccialetto apparteneva a bimbo – non avendo contestato tale oggettiva evidenza –, senza tuttavia restituirlo al legittimo proprietario, anch’egli all’epoca dei fatti abitante nel condominio e quindi ben noto all’uomo». Oltre al danno patrimoniale dei 3mila euro, l’operaio è stato condannato anche pagare alla coppia le spese dei due gradi di giudizio per un totale di circa 10mila euro. l

Pietro Barghigiani

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