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Seung, l’omicida della psichiatra Capovani parla per la prima volta in tribunale: «Volevo salvare il mondo»
Videocollegamento dal carcere, il 35enne viene assolto dall’accusa di uso abusivo di timbri
LUCCA. Per la prima volta dal momento dell’arresto la sua voce riecheggia in un’aula di tribunale. Una voce che arriva tramite collegamento da remoto. Perché Gianluca Paul Seung, 35 anni, di Torre del Lago è recluso nel carcere di Livorno dal giorno in cui è stato incriminato per l’efferato omicidio volontario aggravato dalla premeditazione della psichiatra Barbara Capovani al Santa Chiara di Pisa e attualmente è sotto processo in Corte d’Assise. E lo “sciamano”, come amava presentarsi sul suo profilo Facebook, contrariamente ad altri procedimenti penali stavolta vuole difendersi nel processo che lo vede imputato del reato di uso abusivi di veri sigilli destinati a pubblica autenticazione o certificazione punito con la reclusione fino a tre anni e la multa sino a tremila euro. Un episodio accaduto il 7 marzo 2022, in piena pandemia, alla prefettura di Lucca quando Seung, presentatosi all’ingresso dei locali di palazzo Ducale sprovvisto di mascherina e senza appuntamento, riusci ad eludere la vigilanza con inganno, astuzia e prepotenza infilandosi nell’ufficio elettorale e usando un timbro dell’organo periferico del Ministero per apporlo su una serie di fogli da lui stesso vergati a mano. A quel punto cercò la fuga, inseguito da personale della polizia in servizio all’ufficio governativo, e venne bloccato prima di uscire dal palazzo da due carabinieri avvertiti dalla Prefettura.
La logica nel delirio
Dopo le testimonianze precise e circostanziate della poliziotta in servizio all’ingresso principale della Prefettura e di uno dei militari che bloccò l’imputato, il giudice Riccardo Nerucci chiede a Seung se vuol rendere dichiarazioni spontanee e sottoporsi a interrogatorio. E per 10 minuti ininterrotti i deliri dell’imputato si manifestano in modo inequivocabile e con essi una deformazione della realtà che lascia sconcertati e sbigottiti rendendo inutile ogni domanda formulata dalle parti del processo. «Ho compiuto quel gesto arrogante in modo consapevole: l’ho fatto per costringere le istituzioni a leggere la mia documentazione che avrebbe potuto salvare il mondo fermando la guerra». Nel mirino di Seung c’erano Putin, la Regina Elisabetta, la situazione nel Medio Oriente e il centro d’igiene mentale di Viareggio e Pisa. Il tutto condito dal contrabbando di armi a livello internazionale, dal traffico mondiale della droga e con la connivenza dei mercati e della finanza internazionale. «Materiale sufficiente per aprire un’indagine. – dice Seung in collegamento – Ma la procura mi aveva messo sotto inchiesta e la questura aveva emesso un foglio di via nei miei confronti. Così ho pensato che se avessi compiuto una forzatura in Prefettura mi avrebbero sequestrato la documentazione e avrebbero aperto poi un fascicolo con le mie iniziative di denuncia di quei soggetti pubblici internazionali che erano urgenti per la sicurezza mondiale».
Assoluzione piena
Alla fine Seung viene assolto. Il fatto-reato non sussiste. Il pm chiede tre mesi di reclusione e 600 di multa, ma la tesi della difesa – legata al mancato profitto economico e/o morale nell’uso del timbro e quindi dell’insussistenza della utilità unità all’incapacità legata al profilo patologico comprovato da una perizia psichiatrica – risulta convincente.
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