Il Tirreno

Lucca

Apostrofa l’arbitra con sei “niffita”. Giocatore sospeso per 15 giorni

di Pietro Barghigiani
Apostrofa l’arbitra con sei “niffita”. Giocatore sospeso per 15 giorni<br>

Il siparietto polemico-vernacolare durante un torneo di bridge

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LUCCA. Una reazione stizzita accompagnata da un epiteto vernacolare che diventa la causa di una sanzione disciplinare. Punito, insomma, anche per aver usato una parola in dialetto lucchese ritenuta offensiva dalla destinataria.

Il contesto è un torneo di bridge dove il parlato è limitato allo stretto necessario e le parole fuori posto in teoria bandite.

In quello che all’apparenza è un ambiente compassato e silenzioso e dove la concentrazione è un elemento primario, un giocatore apostrofa l’arbitro donna con un «sei niffita». E aggiunge: «Non sai arbitrare».

La sedicente “niffita” non ci passa sopra e segnala il comportamento del giocatore lucchese agli organi federali.

Si legge nel provvedimento del giudice sportivo della Federazione italiana gioco bridge: «Il termine “niffita”, prettamente lucchese, a dire dell’arbitro, può essere tradotto con “incollerito nervoso”, e pronunciato con durezza, come fatto dal giocatore, veniva percepito dalla direttrice di gara con significato dispregiativo».

La rapida istruttoria (le testimonianze sono eloquenti) si conclude con il giudice sportivo che infligge 15 giorni di sospensione da ogni gara all’uomo con addebito di 50 euro per le spese del procedimento.

Tutto nasce per improvvisi problemi della macchina che smazza le carte. E al tavolo in questione le carte dovevano essere smazzate direttamente dai giocatori. E questo inghippo aveva comportato un ritardo nel gioco e qualche nervosismo tra i giocatori ai tavoli.

All’ennesimo sollecito della direttrice di gara, il giocatore con slang vernacolare era sbottato: “Niffita! Lo devi essere con tutti, non solo con me e non sai neanche arbitrare». E ancora: «Non sai arbitrare, altrimenti non avresti fatto tutto questo macello costringendo i giocatori a preparare loro le carte, niffita non sai arbitrare».

Per chiarire il motivo per il quale alcuni giocatori avevano dovuto duplicare le mani, l’arbitro aveva spiegato che si era rotta la smazzatrice, ma il giocatore aveva risposto in tono provocatorio e a voce alta: «Se era rotta dovevi farle tu le carte, è un problema tuo non mio, niffita, non sai arbitrare! ».

Niente scuse all’arbitro e via al procedimento disciplinare in cui «la volontà offensiva nei confronti dell’arbitro risulta di tutta evidenza e costituisce una non tollerabile mancanza di rispetto che supera i limiti del diritto di critica, ledendo inequivocabilmente l’onorabilità del direttore di gara, e mostrando noncuranza rispetto alla possibilità che la condotta venisse sanzionata dagli organi di giustizia sportiva, laddove l’arbitro avesse refertato l’accaduto. Né l’incolpato ha desistito a fronte della spiegazione da parte dell’arbitro dei motivi per cui in alcuni tavoli le smazzate venissero duplicate dai giocatori».

I giudici prendono in toto le difese dell’arbirtro: «L’encomiabile tentativo della direttrice di gara di una pacificazione nell’interesse del normale esercizio dell’attività agonistica è caduto nel vuoto. L’incolpato ha continuato, anzi accentuato, il suo comportamento offensivo». E niffita alla fine è stato il minimo che gli è uscito dalla bocca.

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