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Lucca, giù la saracinesca alla Pierini. La pellicceria chiude dopo 96 anni: «Non siamo più di moda»
Si interrompe il sogno della signora Giovanna di festeggiare il secolo di attività. Colpa dell’età, dei mutamenti del commercio e del gusto
LUCCA. Tra quattro anni avrebbe compiuto un secolo, ma la storica pellicceria Pierini in via Fillungo non taglierà il traguardo. Entro la metà di gennaio, dopo una vendita promozionale in corso, abbasserà la saracinesca, lasciando spazio al negozio di indumenti e calzature sportive Milano che attualmente esercita sotto la torre delle Ore. Il sogno di festeggiare cento anni di attività si è infranto con la trasformazione di un sistema commerciale ormai globalizzato, ma anche con l’avanzare dell’età dell’ultima erede del fondatore che, con gli occhi lucidi e la voce rotta dall’emozione, ci racconta la storia dell’impresa familiare che per 96 anni è stata punto di riferimento.
«Tutto – spiega Giovanna Pierini – nacque dall’idea di una ragazza di appena 18 anni, determinata e intraprendente che voleva farsi strada nel mondo dell’imprenditoria in un’epoca in cui tale ruolo era riservato agli uomini. Quella giovane donna si chiamava Marinetta Bosagri ed era la mia mamma, dotata di uno spirito imprenditoriale che l’avrebbe portata a essere una delle commercianti più apprezzate di Lucca. Classe 1908 aveva iniziato a lavorare poco più che bambina in un noto laboratorio di pellicceria fiorentina, dove aveva appreso le tecniche di lavorazione delle pelli e la conciatura e adesso si sentiva pronta per mettersi in proprio nella sua città».
Nel 1926 apre il primo laboratorio di pellicceria in piazza San Giusto, ma poco dopo si trasferisce in via San Paolino, molto più frequentata anche dalle dipendenti della vicina Manifattura Tabacchi che mettevano i soldi da parte per potersi comprare quello che allora era uno dei capi più importanti del guardaroba femminile. Uno status symbol dell’epoca. L’azienda Pierini nasce nel 1928 quando Marinetta sposa Agostino Pierini che abbondonerà il lavoro nel settore sanitario per gettarsi in una nuova avventura insieme alla moglie, aprendo un ampio negozio con annesso laboratorio e sala prove in via Fillungo vicino a porta dei Borghi che adesso ospita una profumeria.
«Il lavoro andava a gonfie vele anche durante la guerra, con piogge di ordinazioni e oltre 15 dipendenti – continua la signora Giovanna – e nel 1938 fu decisa l’apertura di una succursale nel fondo di via Fillungo che ha esercitato fino al 2016 trattando anche abbigliamento di marca, di fronte al negozio attuale, aperto dopo la chiusura del primo. Una notte del 1945 entrarono i ladri e rubarono tutto, compresa l’elegante pelliccia della signora Bertolli, ma i miei genitori non si scoraggiarono e lavorarono giorno e notte per realizzare quanto sottratto».
Giovanna ha 24 anni quando, nel 1962 dopo la morte del padre, entra in azienda dove lavorano anche le sorelle Elsa e Maria Grazia scomparse recentemente. Sono gli anni del boom economico, le signore fanno a gara per sfoggiare le pellicce più eleganti e in negozio c’è sempre la fila. Ma i tempi cambiano, arriveranno gli animalisti e la crisi che investirà il commercio. «Oro, piccoli alimentari e pellicce oggi non sono più di moda – sospira Giovanna – così abbiamo deciso di smettere, anche perché non c’è chi potrebbe proseguire l’attività, visto che io non ho figli e i miei nipoti hanno preso altre strade. Sarebbe stato bello festeggiare cent’anni, ma non ce la facciamo. Peccato avrei voluto con me le commesse entrate come apprendiste e arrivate alla pensione, tra cui Paola, la prima assunta».
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