Finanza
Lucca, a 86 anni resta sulla barella al pronto soccorso per 18 ore
L’odissea all’ospedale San Luca del padre 86enne del politico Spadaro: «Nessuna informazione, tanta arroganza: chiedo un’ispezione»
LUCCA. Chiederà l’istituzione di una commissione ispettiva all’ospedale San Luca affinché l’odissea vissuta da suo padre 86enne non capiti a nessun altro paziente della stessa età e nelle stesse condizioni che venga trasferito al pronto soccorso.
È amareggiato Gaetano Spadaro, consigliere comunale della Lega a Capannori ed ex assessore provinciale, per quanto accaduto al padre Giorgio, rimasto in una barella del pronto soccorso dell’ospedale per quasi 18 ore, dimesso oltre le 23, 30 di sabato e lasciato dai volontari di un’ambulanza nella sua villa in via dei Pieroni a Gragnano dove vive da solo senza che non ci fossero familiari a prenderlo in carico.
Una serie di disservizi che, secondo il consigliere, denotano gravi carenze della macchina organizzativa del servizio sanitario.
Il racconto
«Mio padre, che vive da solo ed è autosufficiente, si è sentito male venerdì notte. Ha telefonato a un’ambulanza ed è stato trasferito al pronto soccorso. La mattina alle 7 è stato preso in carico dai sanitari che hanno iniziato gli accertamenti. Saputo dell’accaduto sono andato al San Luca. Lì sono iniziai i primi disservizi. Ho chiesto di parlare con un medico per capire le condizioni di salute di mio babbo, ma all’accettazione sono trattato con un’arroganza inaccettabile. Devo stare fermo e seduto e attendere l’esito degli accertamenti senza vedere mio padre, scambiarci due parole per tranquilizzarlo. Perché ci vuole umanità: le persone, specie gli anziani, hanno bisogno del supporto dei familiari. Sono fragili, indifese e spaventate di fronte alla malattia». Spadaro aspetta quasi cinque ore, ma riesce a sapere soltanto che il babbo ha livelli di potassio alti e che la situazione sta migliorando. «A quel punto – prosegue l’ex assessore provinciale – decido di tornare a casa. Alle 14 dal pronto soccorso mi chiamano per dirmi che mio padre verrà dimesso a breve ed accompagnato in ambulanza».
Dimissioni notturne
«Avevo preparato la casa per il rientro, ma il tempo passa e mio padre non torna. Penso quindi che lo abbiano trattenuto e ormai lo dimettano il sabato, tra l’altro giorno del mio compleanno. Così alle 21 parto per Carrara sono invitato a una cena legata alla mia attività politica. Alle 23, 40 ricevo la telefonata di un volontario di un’ambulanza che mi annuncia che sta riportando a casa mio padre. Ero lontano e non sarei potuto rientrare subito. In buona sostanza hanno scaricato un uomo di 86 in una serata fredda e se ne sono andati. Lui è riuscito a entrare in casa perché è in condizioni di farlo. Ho chiesto spiegazioni dell’accaduto al pronto soccorso, ma nessuno mi ha risposto. Non solo. Nella cartella clinica di dimissioni ci sono molti valori negativi e mi chiedo se fosse il caso dimetterlo o fosse stato meglio passarlo alle cure intermedie all’ex Campo di Marte. Questa sanità non funziona: urgono provvedimenti».
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