Il Tirreno

Lucca

Sanità e giustizia

Lucca, neonata invalida per errori nel parto: il giudice condanna l'ospedale

di Pietro Barghigiani
Lucca, neonata invalida per errori nel parto: il giudice condanna l'ospedale

Una serie di negligenze mediche avevano provocato danni cerebrali irreversibili. L’ospedale di Pisa condannato a pagare un risarcimento di 2,5 milioni di euro

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Una negligenza medica gravissima al momento del parto condanna una bimba a un danno cerebrale irreversibile e a una sordità totale. Una vita da invalida al cento per cento, con riflessi pesanti anche nell’esistenza dei genitori, che il Tribunale di Pisa ha tradotto in una sentenza di risarcimento per oltre 2, 5 milioni di euro a favore della coppia e dei familiari della piccola residente in provincia di Lucca. Il giudice nel computo complessivo dei danni ha fissato pure un vitalizio a favore della bimba di oltre 5mila euro al mese.

La storia dolorosa finita davanti al Tribunale risale al 2015.

Nel parto con cesareo, avvenuto al Santa Chiara di Pisa, ci sarebbero stati errori e sottovalutazioni sul cui accertamento, a livello di responsabilità di danno erariale, l’Azienda ospedaliera pisana ha interessato la Procura della Corte dei conti.

L’ospedale pisano ha deliberato di pagare subito circa 2 milioni di euro in attesa dell’appello, proposto dai familiari della bambina, in cui verranno esaminate le richieste di ulteriori importi per alcune voci di danno ritenute non congrue. Il punto fermo in questa storia è la vita stravolta dalla nascita per una bimba che oggi ha 8 anni e per i suoi familiari.

In alcuni passaggi della consulenza medica condivisi dal giudice, «si richiamano il mal posizionamento del catetere venoso ombelicale, pur controllato con esame radiografico e non riposizionato, che ha causato una trombosi dell’asse portale estesa al dotto venoso ed un ematoma lobulare di circa 3 centimetri di diametro a carico del lobo epatico di destra».

E ancora: «Si deve pertanto concludere che l’iperbilirubinemia, non monitorata in maniera appropriata e non curata con fototerapia, nel periodo in esame, ha raggiunto valori sicuramente capaci di provocare un kernicterus” e di conseguenza il danno cerebrale sofferto; il danno era già sospettabile da quando si è evidenziata una sintomatologia neurologica caratterizzata da “irrigidimento dei quattro arti” e “lieve ipertono agli arti”, suggestiva di irritazione cerebrale che, associata alla successiva evoluzione di una situazione di sospetto per paralisi cerebrale infantile, fa supporre un possibile decorso post-insulto cerebrale da iperbilirubinemia».

Nel corso della causa le consulenze di parte e quella disposta dal giudice hanno ricostruito i fatti in maniera diversa da come li aveva sostenuti l’ospedale, deciso a rigettare ogni responsabilità sulla condotta medica.

È stato anche sottolineato che per seguire la bimba la mamma ha dovuto lasciare il lavoro e il papà ridurre il suo impegno da dipendente a collaboratore con la conseguenza di minori entrate e un aggravio di oneri per le spese quotidiane utili ad accudire la piccola priva di qualsiasi autonomia. Tutto perché «la gestione da parte dei neonatologi dell’ospedale Santa Chiara di Pisa dell’ittero neonatale presentato dalla bimba, sia dal punto di vista del monitoraggio che della terapia, non è stata appropriata e non ha rispettato le specifiche linee guida e le raccomandazioni scientifiche disponibili al tempo dei fatti. Alla lesione di paralisi cerebrale si accompagna una ipoacusia profonda, quindi un totale isolamento percettivo che nega fino il conforto di sentire voci e rumori familiari o musica».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa