Il dolore
Carmine, c’è il ricorso al Tar: ecco cosa proponeva la 4223
Il concessionario doveva garantire la continuità alle attività
LUCCA. Mercato del Carmine, presentato il ricorso al Tar da parte degli avvocati dei negozi sgomberati. Intanto il Tirreno è in grado di svelare l’offerta che il concessionario, la società 4223, aveva avanzato ai titolari del Bar del Sole. Proposta che però non garantiva la continuità lavorativa e che pertanto è stata rifiutata. Andiamo con ordine.
Il ricorso
Nei giorni scorsi le avvocate Anna Cordoni e Angelita Paciscopi, hanno presentato al tribunale amministrativo regionale di Firenze la documentazione inerente il ricorso contro le ordinanze di sgombero disposte dal Comune di Lucca nei confronti del Bar del Sole e della Macelleria Simonetti. Ordinanze che lo scorso 6 novembre sono state portate a compimento con l’ausilio della forza pubblica nonostante fosse arrivata una sospensiva cautelare emessa dallo stesso Tar, mentre le operazioni erano ancora in corso. Ora i giudici del tribunale amministrativo dovranno valutare nel merito il ricorso presentato dai due esercenti contro i provvedimenti dell’amministrazione comunale. La prima udienza si terrà a metà dicembre. Dalla decisione dei giudici fiorentini dipenderà il recupero dell’ex mercato. I lavori di consolidamento sismico sono finanziati con quattro milioni di euro provenienti da fondi Pnrr. Ma l’Europa detta tempistiche stringenti sugli stati di avanzamento. Se non vengono rispettati il finanziamento viene meno. Pertanto, nel caso in cui i giudici dovessero dare ragione agli esercenti si rischierebbe uno stallo che potrebbe far perdere a Lucca i quattro milioni di euro.
Il bando
Intanto, il Tirreno è in grado di svelare la proposta che la 4423 ha avanzato ai titolari del bar del Carmine. Una proposta che, lo sottolineiamo, è stata portata a conoscenza anche dell’amministrazione comunale. Tale proposta era prevista dal bando di gara per la concessione trentennale del Carmine. Il disciplinare di gara prevedeva che i candidati alla concessione avanzassero delle “proposte per garantire, nella misura massima possibile, la continuità delle attività degli attuali operatori commerciali presenti all'interno del complesso nella fase di realizzazione dei lavori”. Il disciplinare specifica anche che nel caso di mancata accettazione da parte degli operatori della proposta di contratto come sopra definito, il concessionario è liberato da tale impegno.
Come noto, nel 2021 la 4223 ha ottenuto la concessione battendo Steffi srl, società che fa capo alla famiglia Giurlani.Ma nella voce relativa alle soluzioni da proporre ai commercianti durante il periodo dei lavori, è stata più vaga e ha preso solo un 6 (Steffi ha ottenuto un 10) proponendo la ricollocazione definitiva delle strutture nel chiostro (per i negozi di ortofrutta) o nel lato est (per la macelleria). Per il bar si parlava genericamente di due soluzioni alternative e innovative che il concorrente concorderà con il titolare. Ma niente riguardo al periodo dei lavori.
L’offerta
In realtà delle due proposte promesse, al bar ne è arrivata soltanto una, ammesso che tale si possa definire. Eccola: in sintesi si proponeva ai titolari del Bar del Sole di costituire una nuova società, la cui partecipazione sarebbe stata al 75% della 4223 srl e al 25% degli attuali titolari dell'attività, il cui scopo sarebbe stato quello di realizzare e gestire un locale-bar nell’ex chiesa del Carmine. I titolari del Bar del Sole avrebbero dovuto conferire la loro licenza nella nuova società, impegnandosi a versare un capitale pari al 25% necessario a svolgere tutte le opere nonché per l'avviamento dell'attività. In pratica, dunque, più che un’offerta per garantire loro la continuità lavorativa durante il consolidamento sismico del chiostro, ai titolari del Bar del Sole veniva proposto di far confluire soldi e licenza in una nuova società, in cui sarebbero stati soci di minoranza. Per di più senza garanzie sui tempi di apertura. La 4223, infatti, avrebbe garantito alla nuova società un contratto di locazione per lo svolgimento dell'attività ma il condizionale era d’obbligo perché nella proposta si specificava che la Soprintendenza doveva ancora autorizzare lo svolgimento di tale attività nell’ex chiesa e non era possibile, per la 4223 srl, garantire esito positivo del vaglio dello stesso ente. In caso di approvazione della destinazione commerciale, inoltre la precisa collocazione dell'attività era da definirsi.
Questa è la proposta che è stata rifiutata dai titolari del locale. Ora che finalmente è nota ognuno ha la possibilità di valutarla. Di fatto, il Comune, che avrebbe dovuto vigilare sul rispetto degli obblighi previsti dal bando, lo ha già fatto, ritenendola soddisfacente. La 4223, interpellata dal Tirreno, non vuole commentare. Stesso discorso, per i titolari del Bar del Sole.
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