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Lucca, maxi risarcimento ai familiari del camionista ucciso da un Tir

di Pietro Barghigiani
Carabinieri e soccorritori sul piazzale della tragedia il 30 settembre 2016
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Carabinieri e soccorritori sul piazzale della tragedia il 30 settembre 2016

L’incidente nel 2016, il Tribunale riconosce ai 18 eredi circa un milione di euro

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ALTOPASCIO. Un maxi risarcimento da circa un milione di euro suddiviso tra sei fratelli e 12 nipoti per la morte di un camionista avvenuta il 30 settembre 2016 nel piazzale di un ingrosso frutta a Pantigliate (Milano). La vittima, Gerardo Drappa, 61 anni, origini irpine e residenza ad Altopascio, venne travolto e ucciso da un camion in manovra guidato da un autista albanese, domiciliato a Montecatini. Se il fronte penale era stato chiuso dal conducente con un patteggiamento per omicidio colposo, il rinvio alla quantificazione del danno da risarcire a livello civile ha avuto un primo pronunciamento davanti al Tribunale di Milano.

A essere condannate in solido, per il risarcimento del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale, sono state la Novantuno società cooperativa a responsabilità limitata, società per cui lavorava l’autista investitore, e la Reale Mutua. L’assicurazione aveva versato nel tempo 20mila euro a ciascuno dei sei tra fratelli e sorelle della vittima dell’incidente. Ora il resto del risarcimento viene deciso anche per i 12 nipoti con un’ulteriore somma per i sei risarciti iniziali.

Drappa era sceso dal suo mezzo e mentre effettuava l’operazione di scarico della merce era arrivato sul piazzale il secondo autoarticolato condotto dall’albanese. Il conducente stava parcheggiando in retromarcia dalla parte sinistra e non si era accorto che durante la manovra aveva agganciato il collega alla ruota posteriore del Tir. Un decesso istantaneo per il 61enne, da anni altopascese acquisito.

Nella causa avviata dai 18 parenti è stato sottolineato il legame della vittima con i familiari. Non era una semplice parentela formale. Gerardo coltivava relazioni e frequentazioni assidue con fratelli, sorelle e nipoti. Una presenza regolare non solo durante le feste, ma anche nei momenti di bisogno. «La sofferenza del familiare superstite può agevolmente ritenersi provata sulla scorta degli elementi emersi nel corso dell’istruttoria» scrive il giudice del Tribunale milanese. È stata prodotta un’ampia documentazione fotografica «dalla quale si evince che Drappa ha trascorso con i propri prossimi congiunti molteplici momenti celebrativi, così partecipando in concreto alle dinamiche della storia familiare dei parenti superstiti; gli stessi testi escussi a mezzo di prova delegata hanno confermato le circostanze allegate, ovvero che Drappa, dopo la morte del padre, si fosse occupato dei suoi fratelli, accudendo i più piccoli, che aveva partecipato a pranzi e cene nelle giornate festive assieme a tutti i suoi fratelli e nipoti (Natale, Pasqua, Ferragosto e i compleanni) e che partecipava assieme a tutti i fratelli e le sorelle e ai nipoti ad una tradizione familiare dal 1978, ovvero la partecipazione, tutti assieme, alla sagra di Spianate e che partecipava alle feste di compleanno, battesimi e comunioni organizzati per i nipoti».

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