Lutto
Licenziato per il falso Green pass dipendente della Soffass di Porcari
Il Tribunale respinge l’impugnazione del provvedimento del luglio 2022
PORCARI. Licenziato per giusta causa per essere andato al lavoro positivo al Covid e per aver mostrato all’azienda un Green pass falso. Una sequenza di comportamenti che hanno fatto venire meno la fiducia tra società e dipendente.
È la storia che vede profagonista in negativo l’ormai ex dipendente dello stabilimento di Porcari della Soffass che ha impugnato il licenziamento davanti al giudice del lavoro ricevendo non solo il no al reintegro, ma anche la condanna a pagare oltre 6mila euro alla multinazionale del settore cartario. È anche sotto processo per falso materiale e ideologico.
Il 53enne era stato licenziato nel luglio 2022. Messo alla porta dopo che l’azienda aveva scoperto la falsificazione del documento che al tempo del Covid garantiva da un lato le avvenute vaccinazioni e dall’altro la possibilità di uscire e muoversi con relativa libertà. Il dipendente si era mosso con una certa spavalderia verso i colleghi circa il possesso di un Green pass falso. Vantarsi di essere più furbo di chi si vaccinava era stato lo spunto che aveva indotto l’azienda a convocarlo per vedere il documento. Inizialmente il certificato era sembrato autentico, poi gli accertamenti svolti dalla Guardia di finanza, dopo l’esposto dell’azienda, avevano portato a un altro racconto della vicenda. Era emersa la falsità delle vaccinazioni del 20 luglio 2020 e del 22 agosto 2021 «dato che, secondo quanto indicato dalle competenti autorità tedesche, i numeri identificativi dei lotti delle sue vaccinazioni non risultano presenti nelle registrazioni ufficiali delle banche dati tedesche – era la tesi accolta della Soffass – . In ogni caso è certo e indubitabile che la presunta vaccinazione del 20 agosto 2021 che sarebbe stata effettuata in Germania è sicuramente falsa in quanto il dipendente quel giorno è venuto al lavoro presso il nostro stabilimento di Porcari con il turno di lavoro 14-20, mentre il giorno precedente aveva svolto il turno di lavoro 14-22». In pratica avrebbe dovuto uscire dalla cartiera alle dieci di sera prendere un aereo (e non ci sono voli con un biglietto a suo nome) o un’auto e andare a Colonia (la città che risulta dagli atti) fare il vaccino e poi alle due del giorno dopo rientrare in fabbrica.
Già nel novembre 2020 il dipendente era stato oggetto di una contestazione conclusa con una sanzione disciplinare.
Era andato al lavoro dichiarando ad alcuni colleghi di essere influenzato. Invitato a misurarsi la temperatura il display del termometro segnò 37, 7 gradi. Ancora la sentenza: «Gli veniva contestato non solo di aver violato il protocollo aziendale al fine di prevenire la diffusione del Covid all’interno del luogo di lavoro, ma, soprattutto, di aver messo in pericolo la propria e l’altrui incolumità sottacendo all’azienda il suo stato di malessere che pur perdurava dalla sera precedente e di aver costretto l’azienda a far fare da addetti esterni un’approfondita sanificazione».
Il tentativo di annullare il licenziamento si infrange con la considerazione finale del giudice: «Deve quindi considerarsi che, se gli atti di falsificazione e utilizzo di documentazione contraffatta sono di per sé idonei a sostenere il provvedimento espulsivo, la gravità del comportamento del dipendente va valutata anche considerando gli obblighi di tutela della salute dei lavoratori gravanti sul datore di lavoro specialmente nel periodo di pandemia».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
