Italia
Marlia, scivola in un negozio e si frattura un femore: risarcita
La caduta dovuta al pavimento bagnato. Il titolare dell’attività commerciale condannato a pagare danni per oltre 40mila euro
MARLIA. Entra in un negozio e scivola sul pavimento bagnato. Era una giornata piovosa e il locale era sprovvisto di tappetini interni o altri accorgimenti per tenere le scarpe asciutte. La cliente, dopo quel giorno ex, nell’impatto con il suolo si frattura l’anca sinistra e chiede i danni al titolare dell’attività commerciale. Lui respinge ogni accusa.
Dopo un primo no del Tribunale di Lucca, la Corte d’Appello di Firenze ha riformato la sentenza di primo grado condannando il commerciante a pagare, tra danni e spese legali, oltre 40mila euro alla donna che nel frattempo ha anche ottenuto una rendita Inail perché l’incidente è stato qualificato come infortunio sul lavoro.
La vicenda risale al 16 gennaio 2015 in un negozio di Marlia. Nella caduta la 62enne si procurò la frattura del collo femorale sinistro. Una lesione non da poco che la costrinse a sottoporsi a un intervento chirurgico e a una lunga riabilitazione. Erano circa le 19 quando nell’entrare nel locale rovinò a terra a causa della pavimentazione bagnata e liscia e nonostante indossasse scarpe con suola di gomma. Non una scivolata banale.
Per la Corte d’Appello, pur con un concorso di colpa lieve del 20 per cento a carico della donna, la responsabilità dell’incidente va imputata al legale rappresentante della società. Si legge nella sentenza che «si deve ritenere che la caduta dell’appellante (la cliente, ndr) sia da ascrivere alla scivolosità del pavimento ben più probabilmente che non. Avendo la danneggiata assolto all’onere di provare il nesso di causa tra l’evento lesivo e la cosa in custodia, era onere dell’appellata (la società, ndr) dimostrare il caso fortuito, ovvero che la caduta era stata determinata da una circostanza non prevedibile né prevenibile. La medesima non ha assolto a tale onere, non avendo indicato alcun fattore tale da recidere il nesso causale ed essendosi limitata ad ipotizzare un qualche movimento inconsulto della donna e/o a sostenere che essa non avrebbe prestato la dovuta attenzione».
Se la cliente, vista la giornata di pioggia, avrebbe dovuto muoversi con più cautela nel negozio, per i giudici è certa «la negligenza del custode, che ben avrebbe potuto evitare la scivolosità del pavimento con piccoli accorgimenti – ovvero posizionando, oltre ad un portaombrelli, un idoneo zerbino subito dopo l’ingresso – e comunque curandosi d’asciugare il pavimento ove ciò nonostante si fosse bagnato». L’assenza di zerbini o altro che avrebbe potuto mettere in sicurezza l’area dal rischio scivolate costa al commerciante oltre 40mila eurol
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
