Il Tirreno

Lucca

Risparmi in Tribunale

Lucca, accusa il consulente di truffa: ma è lei a essere condannata

di Pietro Barghigiani
Lucca, accusa il consulente di truffa: ma è lei a essere condannata

La donna deve versare 40mila euro all’ex promotore finanziario

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LUCCA. Sosteneva di essere stata truffata dal suo promotore finanziario per oltre 400mila euro. Solo che nel corso della causa civile, sia in primo grado che in appello, il fatto di aver consegnato al professionista le credenziali per le operazioni di home banking e di non aver mai controllato per anni l’andamento dei propri risparmi, si è rivelato decisivo per vedersi respingere ogni richiesta di risarcimento. Anzi. Tra i due gradi di giudizio la risparmiatrice dovrà versare più di 40mila euro di spese legali all’ex promotore, nel frattempo radiato dall’albo, e alla banca per cui lavorava.

È la storia di una 62enne, avvocato in pensione, con un patrimonio composto da diversi immobili, che per la seconda volta ha perso la causa contro quello che era stato il suo professionista di fiducia per gli investimenti, un lucchese coinvolto in un’inchiesta per truffa e appropriazione indebita conclusa con un patteggiamento.

I bonifici

Nel 2010 aveva trasferito sul conto Fineco 870mila euro poi cresciuti di ulteriori 19mila euro. Il consulente periodicamente le consegnava i rendiconti dell’andamento degli investimenti dai quali si evinceva una cospicua redditività dei titoli, in linea con i rendimenti promessi. Vedendo quei numeri l’investitrice aveva iniziato a spendere per viaggi, anche da decine di migliaia di euro, e ristrutturazioni edilizia. Poi nel 2017 la sorpresa. Era rimasta vittima, con altri risparmiatori lucchesi, di una truffa ed era emerso che sul conto corrente aperto con Finecobank, a fronte di un capitale investito di 889. 490 euro, e rendicontato dal promotore (gennaio 2017) per 1. 065. 469 euro il saldo era di 505mila euro circa.

Le accuse

All’accusa di averla truffata il consulente ha sempre risposto che, al contrario, la gestione si era conclusa con un guadagno di oltre 123mila euro e che le spese sostenute dalla cliente facevano parte del suo tenore di vita molto alto da persona benestante. La pensione da 900 euro della Cassa Forense era integrata dagli affitti per un totale di circa 3mila euro di entrate mensili tra pensione e rendite.

La cliente beffata ai giudici ha anche riepilogato «le spese che non avrebbe sostenuto laddove avesse saputo che avrebbe intaccato il suo capitale: 2011, 15mila per il viaggio in Australia e 4mila per un corso di yoga in India, oltre a bonifici per 11mila con causale non meglio indicata; anno 2012: 9mila per spese nel viaggio in India, 10mila per un viaggio in California effettuato l’anno successivo, 2. 500 per restituzione di un prestito; anno 2013: 52mila euro per spese durante i viaggi negli Stati Uniti e in Giappone, 6mila per il viaggio a Los Angeles ed 15mila per il viaggio in Giappone; anno 2014: viaggi negli Stati Uniti ed in Colombia con uscite per 48mila, 3. 660 euro per lavori edili; anno 2015: 2mila per un viaggio ed 52mila trasferiti sul conto Mps; dal 2015, poi, la spesa di 1. 100 euro mensili per la locazione di un immobile a Lucca, per un totale di 30mila euro, oltre alle spese per arredo e trasloco».

Home banking

Non è un elemento secondario il riferimento delle credenziali ricevute dalla cliente per l’accesso al sito di home banking.

Scrive la Corte d’Appello: «Se avesse effettuato periodici accessi al sito della banca, mediante le credenziali in suo possesso, avrebbe agevolmente potuto verificare la consistenza del proprio patrimonio, ed eventualmente avvedersi dell’inattendibilità dei resoconti che assume le siano stati consegnati. Tramite una simile elementare condotta, quindi, avrebbe potuto verificare di quali somme potesse effettivamente disporre, evitando le spese in eccesso».

Il danno

Secondo la Corte d’Appello «il danno, quindi, risulta direttamente imputabile a tale omessa cautela. Non viene infatti allegato alcun elemento dal quale desumere l’esistenza di fatti impeditivi all’adozione di tale condotta. La cliente, infatti, non afferma di essere stata impossibilitata per qualche ragione ad utilizzare il computer, né che la condotta truffaldina imputata al promotore le abbia in qualche modo impedito di effettuare tale verifica. Neppure si può presumere una inidoneità all’utilizzo del sistema informatico dall’esame delle caratteristiche personali dell’appellante, che per la sua età si presume sia in grado di utilizzare un computer o un telefono cellulare e non è una persona sprovveduta, riuscendo ad affrontare viaggi in località esotiche e molto lontane che presuppongono doti organizzative e capacità di adattamento di non poco momento».

Le password

Aver consegnato al promotore i codici di accesso per operare sui conti online «costituisce una palese violazione dei doveri contrattuali, che ha da sola consentito il verificarsi di ogni possibile condotta infedele da parte del promotore finanziario che avrebbe potuto gestire in totale autonomia il conto della cliente proprio grazie alla sua imprudente condotta, non potendo la banca presumere che questa, oltre a consegnare i codici, avrebbe anche omesso ogni personale verifica sull’andamento del conto»l

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