Gioco
Lucca Comics, il fumettista Recchioni: «Il patrocinio di Israele? Uno sbaglio ma io ci vado»
L’intervento dopo la decisione di Zerocalcare di non essere presente alla manifestazione: «Le barricate servono solo a polarizzare e impediscano un dialogo costruttivo»
LUCCA. «A Lucca ci sarò ma coinvolgere l'ambasciata di Israele è stato uno sbaglio». Il fumettista Roberto Recchioni interviene nel dibattito scatenato dalla decisione di Zerocalcare di disertare Lucca Comics in seguito al coinvolgimento dell'ambasciata di Israele in un patrocinato della manifestazione.
«Dunque – scrive Recchioni sui social - non giriamoci troppo attorno: la questione del patrocinato di Israele a Lucca Comics & Games sta diventando sempre più spinosa. Vi dico come la penso e poi non ci torno più sopra. Amo Lucca C&G, collaboro attivamente al festival dall'edizione Changes e ritengo Emuele Vietina un amico vero. Ma gli amici veri sono quelli che, se necessario, ti dicono che ti sei fatto un taglio di capelli del cazzo o se hai fatto uno sbaglio. E il coinvolgere l'ambasciata di Israele in un patrocinato utile a raggiungere due autori fantastici come Asaf e Tomer Hanuka, per quanto motivato da bellissime intenzioni, è stato uno sbaglio».
«Sia chiaro, questo tipo sbaglio è lo stesso che fa il mondo occidentale ogni giorno, nel mantenere posizioni ipocrite (dettate da tanti motivi, tra cui in più che giustificato senso di colpa) nei confronti di uno stato che pratica in maniera sistematica la segregazione e l'apartheid. È chiaro che gli avvenimenti (ma chiamiamoli con il loro nome: i massacri) degli ultimi giorni, hanno reso quello sbaglio, qualcosa di ancora più problematico e difficile da ignorare. Anzi, che non deve essere ignorato. Ma che fare?», si chiede Recchioni. Che poi dice la sua: «Personalmente, credo che le barricate servano solo a polarizzare ancora di più le questioni e impediscano un confronto reale e un dialogo costruttivo: non puoi parlare e cercare di capirti se non ti avvicini e stai attorno allo stesso fuoco. Quindi, io a Lucca C&G ci vado, e continuerò a chiedere a quelli di Lucca C&G, esattamente come ho fatto in questi giorni e come sto facendo adesso, di trasformare questo momento di crisi in una opportunità per creare un tavolo discussione, e di farlo sin da questa edizione. Un tavolo di discussione non su quanto sta succedendo a Gaza, che sarebbe utile come la forchetta nel brodo, ma per riflettere sulla necessità di una maggiore sviluppo di una maggiore consapevolezza da parte dei grandi eventi popolari, in relazione ai fatti che ogni giorno accadono attorno a noi. Nella speranza che un domani, una situazione del genere non si ripeta perché si sarà stati pienamente coscienti delle nostre azioni, non solo in relazione al mondo riferimento che ci appartiene ma al mondo in generale. Rispetto la posizione di chi, invece, deciderà di non venire a Lucca o sceglierà altre via di protesta: ognuno deve fare quello che ritiene giusto, nella maniera in cui la ritiene giusta. La mia è questa», conclude.
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