Italia
La consigliera Del Greco abbandona il Pd: «Non mi ritrovo nella linea Schlein»
La decisione di passare al misto e iscriveesi ai Libdem di Marcucci: «Ma resto all’opposizione»
LUCCA. È la prima “scossa” nel Pd lucchese dopo la vittoria di Elly Schlein per la poltrona di segretario nazionale: Silvia Del Greco, consigliera comunale al secondo mandato (nel 2017 fu eletta a soli 23 anni), lascia il partito e il gruppo Dem a palazzo Santini. In questa intervista spiega le sue ragioni.
Lei viene da una storia tutta interna al Pd, del quale è stata anche responsabile regionale cultura per i Giovani democratici. Cos’è che l’ha convinta a interrompere questo percorso?
«Il partito uscito dalle primarie, con l’elezione di Elly Schlein, semplicemente non era più quello dove iniziai da giovanissima a militare. Io sono cresciuta con l’idea del partito di centrosinistra di Walter Veltroni, ho condiviso molte delle battaglie di Matteo Renzi segretario del Pd, ho animato negli ultimi anni il percorso della minoranza interna. Con Elly al Nazareno però si è inevitabilmente rotto quel filo che ha alimentato la mia passione per il Pd».
Quale sarà il suo approdo, sia a livello di consiglio comunale che di schieramento politico nazionale?
«In consiglio comunale approderò al gruppo misto, guardando con speranza a quello che riuscirà a fare a livello nazionale l’area liberaldemocratica e riformista. Anzi, le dirò di più, la mia attività di servizio nell’assemblea comunale sarà aperta a raccogliere le sollecitazioni degli amici di Italia Viva, Azione e Più Europa. Nel frattempo mi iscriverò a Libdem europei, con la certezza che la presidenza affidata ad Andrea Marcucci sarà una garanzia anche per i livelli territoriali».
Dovendone scegliere uno, qual è il punto che meno la convince dell’attuale corso del Pd nazionale? E di quello comunale?
«Certamente il rapporto esclusivo con il M5S, che a livello parlamentare ha portato il Pd ad abbracciare quasi integralmente i temi storici dei 5 stelle. A livello locale, ci tengo a precisare che i miei rapporti con il gruppo consiliare che lascio, sono rimasti ottimi, a cominciare da quelli con l’ex candidato sindaco Francesco Raspini».
A Lucca continuerà a svolgere il ruolo di consigliere di opposizione o vede possibili convergenze con la maggioranza, almeno su alcuni temi?
«La giunta di Mario Pardini mi sembra inconcludente nei fatti e lontana dall’interesse dei cittadini, e non solo per la matrice di provenienza partitica che esprime».
Qual è una battaglia che si sente di voler portare avanti a livello comunale? E sul piano nazionale?
«Credo che anche a Roma debba prevalere un’opposizione pragmatica e non ideologica. Che semplicemente vuol dire che qualora il governo Meloni fa provvedimenti condivisibili, è giusto sostenerlo. Ad esempio sull’Ucraina, il sostegno che l’Italia sta fornendo a quel Paese, è in continuità con quello che fu espresso da Mario Draghi. In Consiglio Comunale, ho molto lavorato per inserire nel Pnrr un progetto di riqualificazione per i campi dell’Acquedotto, continuerò a seguire il tema delle infrastrutture, di cui la città ha un drammatico bisogno».
Pensa che nel futuro prossimo ci possano essere altri casi simili al suo?
«Ragiono e decido per me, non ho chiesto ad altri di seguirmi. Certo, se le dicessi che nel Pd provinciale tutti siano contenti dell’operato di Emiliano Fossi e di Elly Schlein, direi una bugia. C’è molta amarezza e molte perplessità, se poi questi stati d’animo dovessero portare ad altre dimissioni dal Pd, staremo a vedere».
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