Il Tirreno

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L’inchiesta

Banda del buco, maxi sequestri a Lucca e Versilia: alberghi, locali e auto di lusso

di Gianni Parrini
Banda del buco, maxi sequestri a Lucca e Versilia: alberghi, locali e auto di lusso

L’operazione della Finanza nell’indagine sui fallimenti pilotati: coinvolti un hotel di Vagli e un ristorante di Forte dei Marmi

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LUCCA. Altro che pasta e ceci. La Guardia di Finanza sequestra il patrimonio della “banda del buco” e nel novero dei beni oggetto del provvedimento ci sono prodotti gourmet e immobili a “cinque stelle”. Tanto per dire, 14mila bottiglie di vini e liquori pregiati, auto e orologi di lusso, perfino 650 prosciutti di Parma. Non solo: anche ville, barche e attività. Alcune delle quali in provincia di Lucca, precisamente un albergo a Vagli e un ristorante a Forte dei Marmi. Ma andiamo con ordine.

Il 12 luglio, nel corso di un’operazione coordinata dal sostituto procuratore Roberto Ceroni, della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, i finanzieri felsinei hanno dato esecuzione a 25 misure cautelari personali e sottoposto a sequestro denaro contante e numerosi beni di ingente valore sparsi per tutta l’Italia che rientravano nella disponibilità degli indagati. Che sono 32 in tutto e tra loro ci sono anche tre residenti della provincia di Lucca: il più noto a queste latitudini è Massimo Vivoli, classe 1945, esponente di una storica famiglia di commercianti versiliesi, dirigente nazionale di Confesercenti (ne è stato prima vicepresidente e poi, dal 2015 al 2017, presidente nazionale), attualmente membro del Cnel. Vivoli è agli arresti domiciliari.

Colpiti da misure cautelari anche due volti noti in Garfagnana: si tratta di Marco Gherardi, 49 anni originario di Castelnuovo, e di Tamara Tilocca, 46 anni di Lucca, residente a Camaiore. Per il primo il gip ha disposto – su richiesta del pm – la custodia cautelare in carcere, mentre per Tilocca la misura è quella dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza. Per entrambi le accuse sono di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta e riciclaggio. La coppia, pochi mesi fa, era rimasta coinvolta anche nell’inchiesta della procura di Lucca sul fallimento della “Azzurrina acque”.

Secondo la tesi degli investigatori – che dovrà essere provata in tribunale – tutti e 32 gli indagati facevano parte, a vario titolo, di un’organizzazione che, tramite società di comodo (e talvolta usando prestanome), svuotava conti e magazzini di aziende in difficoltà, avviandole al fallimento; in un secondo tempo si procedeva al riciclaggio, con la collaborazione di imprenditori cinesi. Nel dettaglio, Gherardi e la moglie Tilocca, il primo come amministratore di fatto della Rigemex e la seconda come amministratrice di diritto della stessa società, avrebbero sottratto alla società Armonie Srl almeno 1 milione e mezzo, sulla base di fatture emesse per lavori e servizi mai effettuati. La Armonie era una società proprietaria di 32 supermercati (tutti nel nord Italia, a eccezione di un paio di punti vendita a Livorno), poi portata al fallimento. E – secondo quanto ricostruiti dalla Finanza – nei suoi confronti la Rigemex avrebbe ricevuto i soldi per lavori di giardinaggio, manutenzione e ristrutturazione. Lavori che però mai erano stati fatti e anzi, in alcuni casi, si riferivano a supermercati già chiusi.

Ma torniamo ai beni sequestrati nell’ambito dell’indagine e sparsi per tutta Italia. Due di questi beni sono nella provincia di Lucca: si tratta di un albergo sul lago di Vagli, nell’alta Garfagnana, di e un ristorante sul lungomare di Forte dei Marmi, in Versilia. L’albergo in questione ha sede a Palazzo del Doma, immobile di proprietà dell’ex sindaco di Vagli Mario Puglia, che non è in alcun modo coinvolto nell’inchiesta e al contrario potrebbe figurare come parte lesa. Da qualche tempo l’albergo era in gestione alla società Progetto Vagli, di cui Tilocca figura come amministratrice unica. Tale società aveva sottoscritto un contratto d’affitto con la proprietà dell’immobile per l’espletamento dell’attività alberghiera. È bene specificare che il sequestro riguarda le quote societarie e non la struttura, che al momento è libera e di cui curiosamente il 13 luglio è stata annunciata la messa in vendita dal profilo Facebook di Mario Puglia.

Ma l’elenco dei beni sequestrati è lungo e comprende un albergo in una località termale friulana, immobili di pregio sui colli bolognesi e una villetta in un complesso turistico del crotonese; veicoli di lusso e d’epoca tra cui una Bentley Continental GT, una Ferrari F308 GTS – come quella comparsa nella nota serie tv “Magnum PI” – un esemplare di Fiat 500 “Topolino”, una Fiat 600 Abarth, e delle autovetture Audi, Mercedes-Benz e Range Rover di grossa cilindrata; un’imbarcazione di 12 metri; orologi Rolex, Patek Philippe, Audemars Piguet e gioielli.

Secondo gli inquirenti il modus operandi del sodalizio è avvalorato dal ritrovamento e dal sequestro della “refurtiva” sottratta alle società indotte al default, risultata illecitamente occultata in alcuni capannoni situati nel meridione. Qui sono stati ritrovati 14mila bottiglie di liquori vini pregiati; 650 prosciutti di Parma, depredati dallo stabilimento produttivo di Langhirano; 240 mila pezzi tra shampoo e creme corpo.

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